«Una settimana trascorsa praticamente senza riuscire ad alzarmi dal letto, con dolori continui provocati da un’ernia che comprime il nervo sciatico, diversi accessi al pronto soccorso e terapie che, almeno inizialmente, non hanno prodotto gli effetti sperati». È la vicenda che una paziente ha deciso di raccontare ad umbriaOn dopo essere stata ricoverata nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Terni.
La donna spiega che tutto è iniziato «con un dolore diventato via via sempre più intenso, tanto da impedirmi di svolgere anche le più semplici attività quotidiane. Nei giorni successivi mi sono rivolta più volte al pronto soccorso, dove mi sono stati prescritti cortisone, antidolorifici e successivamente anche un blocco antalgico. Purtroppo nulla è bastato a farmi stare meglio», racconta. «Solo in un secondo momento ho avuto accesso a una diversa terapia farmacologica, nella speranza di riuscire finalmente a controllare il dolore». Ciò che più l’ha colpita è stata «l’impossibilità di effettuare in tempi rapidi una risonanza magnetica».
Secondo la paziente, «in situazioni caratterizzate da sofferenze così importanti dovrebbe essere previsto un percorso accelerato per gli accertamenti diagnostici, così da evitare giorni di attesa senza una diagnosi precisa». Nel ripercorrere quanto accaduto, la donna racconta anche che, «nel tentativo di trovare una soluzione, mi sono rivolta anche ai social network». Un passaggio che, a suo giudizio, non dovrebbe mai essere necessario. «Non è normale che una persona nelle mie condizioni debba affidarsi anche a Facebook per riuscire a sbloccare una situazione sanitaria», osserva.
La paziente tiene però a distinguere il funzionamento del sistema dall’impegno delle singole persone che ha incontrato lungo il percorso. Per questo rivolge un ringraziamento pubblico «al consigliere regionale Francesco Filipponi e alla dottoressa Paola Belli che, pur senza conoscermi personalmente, si sono attivati per aiutarmi fino al ricovero». Una volta arrivata in neurochirurgia il quadro è cambiato completamente. La paziente racconta che, eseguita la risonanza magnetica e valutati gli esiti dell’esame, «il dottor Zofrea ha deciso di programmare immediatamente l’intervento chirurgico. Mi ha tolta dall’inferno», afferma esprimendo profonda gratitudine nei confronti del medico e dell’intera equipe del reparto «per la rapidità con cui sono stata presa in carico una volta individuata la causa del problema».
Nel suo racconto emergono anche alcune criticità vissute durante uno degli accessi al pronto soccorso che, tuttavia, non hanno intaccato la professionalità e l’umanità di alcuni operatori sanitari. «Un ringraziamento particolare va a un’infermiera del pronto soccorso, già incontrata nei precedenti accessi, e a una dottoressa che mi hanno permesso di attendere il ricovero in condizioni più dignitose». Parole di riconoscenza anche per il dottor Andrea Sanapo che, spiega, «ha tentato ogni strada possibile per alleviare il dolore, pur senza riuscire a risolvere il problema».
L’esperienza vissuta porta infine la paziente a una riflessione più generale. A suo giudizio «sarebbe opportuno rivedere alcuni protocolli di gestione dei casi più complessi, contrastare gli accessi impropri al pronto soccorso e prevedere, quando il quadro clinico lo richiede, un accesso più rapido agli esami diagnostici come la risonanza magnetica, evitando che persone con dolori così intensi siano costrette ad attendere giorni prima di ottenere una diagnosi e il trattamento più adeguato».
ARTICOLO CORRELATO
«Liste d’attesa e troppi passaggi. Così abbiamo rinunciato alla sanità pubblica»






