di Giovanni Cardarello
Il recente provvedimento della Santa Sede nei confronti della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) riporta al centro dell’attenzione anche la situazione della Diocesi di Terni-Narni-Amelia. La decisione del Dicastero per la Dottrina della Fede, pubblicata giovedì 1° luglio e firmata dal prefetto, il cardinale Víctor Manuel Fernández, ha infatti spinto l’amministratore diocesano, don Matteo Antonelli, a diffondere una nota rivolta a presbiteri, diaconi e fedeli per chiarire le conseguenze canoniche derivanti dall’adesione alla Fraternità.
Il documento della Santa Sede prende origine dalle recenti ordinazioni episcopali celebrate a Écône, in Svizzera, dalla Fraternità San Pio X senza il mandato pontificio richiesto dal diritto canonico. Secondo quanto riportato da ‘Il Corriere dell’Umbria‘, il Dicastero ricorda che tali atti comportano la sanzione della scomunica latae sententiae per i soggetti direttamente coinvolti.
Lo scisma lefebvriano: le origini
La vicenda affonda le radici nel periodo successivo al Concilio Vaticano II (1962-1965). L’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, contrario ad alcune delle principali riforme conciliari, fondò nel 1970 la Fraternità Sacerdotale San Pio X con l’obiettivo di preservare la liturgia e la disciplina ecclesiastica precedenti al Concilio. La rottura con Roma si consumò nel 1988, quando Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il mandato di Papa Giovanni Paolo II. Da allora i rapporti tra la Santa Sede e la Fraternità hanno attraversato fasi alterne, senza che si giungesse a una piena riconciliazione.
La presenza della Fraternità nel territorio ternano
La questione assume un rilievo particolare anche nel territorio della Diocesi ternana, dove da alcuni anni è presente una comunità religiosa riconducibile all’area lefebvriana. Le religiose hanno sede nell’ex Minareto di Narni e operano facendo riferimento alla località di Vigne. Secondo quanto riferito da ‘Il Corriere dell’Umbria‘, negli ultimi cinque anni la comunità è cresciuta fino a contare 72 giovani donne inserite nel noviziato con il nome di ‘Suore Consolatrici del Sacro Cuore di Gesù’, realtà che collabora stabilmente con la Fraternità San Pio X.
La nota di don Antonelli
Nella comunicazione inviata al clero e ai fedeli, don Matteo Antonelli richiama quanto stabilito dall’Autorità Apostolica e invita a evitare qualsiasi adesione formale alla Fraternità San Pio X. La nota ricorda che i ministri della Fraternità esercitano il ministero in una situazione di grave irregolarità canonica e richiama in particolare l’attenzione sui sacramenti della penitenza e del matrimonio. Secondo quanto evidenziato dall’amministratore diocesano, confessioni e matrimoni celebrati nelle condizioni richiamate dalla nota possono presentare profili di invalidità canonica, con conseguenze rilevanti per i fedeli interessati. Don Antonelli richiama inoltre il rischio della scomunica latae sententiae per chi aderisse formalmente alla Fraternità nelle forme previste dal diritto canonico.
L’appello ai fedeli
Pur riconoscendo che molti fedeli si avvicinano alla realtà lefebvriana per l’amore verso la liturgia tradizionale e il senso del sacro, don Matteo Antonelli invita a non separare tale sensibilità dalla piena comunione ecclesiale. «Vi supplico come vostro fratello e padre: non anteponete una pur legittima sensibilità rituale alla piena e visibile comunione con la Chiesa cattolica», scrive nella nota. L’amministratore diocesano ribadisce infine che la diocesi resta disponibile ad accogliere quanti intendano rientrare nella piena comunione con la Chiesa, invitando i fedeli a vivere la propria fede all’interno delle strutture ecclesiali riconosciute.






