«Oltre 40 minuti di attesa per un’ambulanza da Terni a Piediluco sono troppi, specie se la persona da soccorrere potrebbe essere in gravi condizioni, come accaduto giovedì sera». A parlare è un’infermiera in pensione, che racconta e riflette su quanto vissuto in prima persona.
«Giovedì sera – spiega – mi trovavo con alcuni amici nei pressi di un locale di Piediluco, quando mi hanno avvertita che una ragazza si era sentita male all’ingresso, chiedendomi se potessi intervenire. Mi sono portata sul posto e, quando ho chiesto se il 118 fosse stato avvertito, mi hanno detto che la chiamata era partita circa 25 minuti prima. A quel punto – prosegue l’ex infermiera – ho sollecitato nuovamente l’intervento dell’ambulanza e ho cercato, con i pochi mezzi a disposizione, di valutare le condizioni della ragazza. Sembravano gravi: il punteggio GCS (Glasgow Coma Scale, la scala che misura il livello di coscienza, ndR) era minimo, pari a 3. In pratica era in stato di incoscienza, una situazione che, senza conoscere le cause di quel quadro clinico, richiede un intervento con la massima urgenza».
La pressione arteriosa massima (sistolica) della giovane era pari a 70, estremamente bassa, anche se le misurazioni successive sembravano indicare una lieve ripresa. Dopo una decina di minuti l’ex infermiera ha richiamato il 118. «Senza mezzi termini – racconta – ho litigato con l’operatore di fronte a un quadro potenzialmente grave e senza alcuna anamnesi disponibile. Ho chiesto in modo perentorio quanto avremmo dovuto aspettare ancora perché, se l’attesa si fosse prolungata, l’avrei accompagnata io stessa in auto all’ospedale di Terni. Alla fine ho anche urlato. Circa sette minuti dopo è arrivata l’ambulanza».
La ragazza, racconta ancora colei che l’ha soccorsa per prima, si è poi ripresa gradualmente. «Il personale del 118 è stato estremamente professionale, impeccabile. Per fortuna non era nulla di troppo serio. Ma in quel contesto nessuno poteva saperlo con certezza – osserva – e la necessità di un intervento più rapido era evidente». Da qui la riflessione finale: «Credo servano più unità di personale e più mezzi. Ad esempio, durante l’estate, l’area di Marmore-Piediluco potrebbe essere presidiata da un mezzo di soccorso dedicato, se ce ne fossero a sufficienza. E poi, forse, in qualche caso serve anche maggiore disponibilità e umiltà nell’ascoltare chi è sul posto. Mettersi in discussione vale per tutti e sempre: migliora la qualità del servizio e riduce il margine di errore».






