di Giovanni Cardarello
Una centrale multimediale ad altissima tecnologia, un investimento da 1,4 milioni di euro e una pioggia di dati che fotografa una sanità sospesa tra l’eccellenza organizzativa e il cortocircuito culturale dei cittadini. La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha visitato ufficialmente la nuova sede del 118 unico regionale in via Enrico dal Pozzo, lasciando i locali adiacenti al pronto soccorso del Santa Maria della Misericordia per trasferirsi sotto le mura del vecchio policlinico di Monteluce. I numeri presentati dal direttore della struttura, il dottor Francesco Borgognoni, raccontano una crescita impressionante dei volumi di attività, ma sollevano anche un enorme punto di domanda sulla sostenibilità del sistema e sull’appropriatezza delle richieste.
Se nel 2016 gli interventi registrati in Umbria erano poco meno di 63 mila, il bilancio consuntivo del 2025 ha toccato la cifra record di 95.100 missioni all’anno, con una media matematica di circa 260 uscite al giorno. Il grafico dell’ultimo decennio mostra un trend costantemente ascendente, interrotto soltanto dal brusco e anomalo crollo del 2020 con 55.359 uscite, l’anno in cui la prima ondata della pandemia ha azzerato la mobilità e la quota di accessi impropri legati alla routine. Da lì in poi, la ripresa è stata verticale, passando per gli 81.213 interventi del 2021 e gli oltre 93 mila del 2024, fino a stabilizzarsi sopra quota 95 mila nell’ultimo anno.
Dietro la celebrazione dell’efficienza emerge però il dato più critico: due interventi su tre non sono gravi. Nel dettaglio della casistica, raccontata nei dettagli da Il Messaggero Umbria, a fronte di 18.707 codici rossi gestiti in un anno – che rappresentano il massimo livello di allarme –, la stragrande maggioranza delle attivazioni ha riguardato situazioni di minore urgenza, tra cui spiccano ben 33.082 codici gialli, a cui si somma la quota residua di codici verdi e bianchi. Questo significa che per centinaia di umbri ogni giorno il 118 viene percepito come una scorciatoia per aggirare le liste d’attesa della medicina territoriale o le file dei Pronto Soccorso, impegnando ambulanze e personale per patologie che potrebbero essere gestite diversamente.
La risposta delle istituzioni a questa pressione è una struttura potenziata sotto il profilo informatico e strutturale. Finanziata con risorse deliberate nel 2024 dalla giunta precedente e completata nel marzo 2026, la nuova centrale dispone di sistemi avanzati di geolocalizzazione in tempo reale e monitoraggio dei mezzi. A gestire questa imponente mole di richieste c’è una squadra di prim’ordine guidata da Borgognoni, insieme al responsabile infermieristico Giampaolo Doricchi, al coordinatore infermieristico Francesco Pastorelli e al coordinatore degli autisti Paolo Piergiovanni.
All’interno della sala operativa e nelle postazioni strategiche lavora un organico numeroso e altamente specializzato, che vede impegnati a rotazione tra gli undici e i dodici medici specialisti, affiancati stabilmente da cinquantacinque infermieri e da una squadra di trentaquattro o trentacinque autisti. A supporto del personale opera una flotta di cinquantacinque ambulanze dislocate sul territorio e il servizio di elisoccorso regionale basato a Foligno, uno strumento fondamentale per centralizzare tempestivamente nei poli di alta specialità i pazienti provenienti dalle aree più isolate.






