di S.F.
Gli oneri condominiali per le spese di gestione del centro multimediale riguardanti vecchie annualità. Questo il motivo di scontro che, per diverso tempo, ha visto opposti il Comune di Terni e Authentica Spa (ex All Food): c’è la chiusura della contesa per una cifra complessiva di 33 mila euro.
La storia si è sviluppata perché nel marzo 2010 l’allora All Food ha sottoscritto un contratto con il Comune per l’affitto di vari locali al videocentro. Poi nel settembre del 2019 la comunicazione del recesso con riconsegna pochi mesi dopo. Con tanto di pagamento di circa 37 mila euro (in eccesso rispetto a quanto dovuto) a saldo dei canoni arretrati, richiesti dall’ente con atto ingiuntivo. Si arriva al problema.
Il Comune ha poi chiesto gli oneri condominiali per le spese di gestione per il 2016 e il 2017. Visto l’errore di pagamento precedente, la All Food chiese il rimborso della somma versata in eccesso. Risultato? Palazzo Spada ha imputato l’eccedenza in acconto alle spese ancor adovute. Compensazione accettata. Tuttavia il guaio era dietro l’angolo perché nel settembre 2022 l’ente ha chiesto il pagamento degli oneri condominiali 2018-2019, «diffidando contestualmente al pagamento delle quote condominiali per gli anni 2016-2017 che non risultavano versati».
Il 26 agosto 2024 la mossa che ha scatenato la bagarre: il Comune ha richiesto gli oneri per il 2020 (fino a marzo), ed il versamento di quelli 2018-2019. Non solo. C’è stato l’avvio del procedimento per il recupero e l’ingiunzione per il pagamento del saldo degli oneri 2016-2017: «Dopo ulteriori controlli interni, avendo riscontrato che le somme dovute per gli oneri condominiali 2016-2017 erano stati saldati, si comunicava l’annullamento, in autotutela, dell’ingiunzione per la sola parte relativa al recupero coattivo delle quote condominiali 2016-2017».
Il Comune ha però avviato il procedimento per recuperare le somme 2018-2019 per 34 mila euro, più ulteriori 3.719 per i tre mesi del 2020. Authentica non è rimasta ferma: ricorso in tribunale perché l’importo rimasto in sospeso «non era stato pagato in quanto oggetto di contestazione circa le modalità di computo di tale somma». Il recesso c’era stato perché «dal mese di agosto 2019 di fatto fosse precluso l’accesso alla mensa per i fruitori esterni non essendo più attivo il servizio di portineria e che tale mancato afflusso penalizzava la gestione economica del self service».
Alla fine il Comune ha accettato di prendere 33 mila euro invece dei 38 mila previsto. C’è il sì «per
evitare contenziosi dall’esito incerto viste le motivazioni espresse». A firmare è il dirigente al governo del territorio Federico Nannurelli dopo il lavoro istruttorio del responsabile del procedimento, il funzionario con elevata qualificazione Angelo Baroni.






