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Home » «Anche Terni inizia a scendere. Scuole dal 6? Possibilità reale»

«Anche Terni inizia a scendere. Scuole dal 6? Possibilità reale»

di Simone Francioli
26 Marzo 2021
in Ambiente e salute, Apertura 5, Coronavirus, In evidenza
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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Consueto aggiornamento settimanale, venerdì mattina, sull’andamento dell’epidemia da Covid-19 in Umbria. «La curva epidemia continua la discesa – ha detto Marco Cristofori del nucleo epidemiologico regionale – e siamo in controtendenza con il dato nazionale, dove non sembra essere stato ancora raggiunto il picco. L’ultima stima delle varianti presenti in Umbria da parte dell’ISS, dava la prevalenza del 51% di quella ‘inglese’ e del 36% (percentuale più alta in Italia) di quella ‘brasiliana’: visti tali presupposti, il lavoro condotto è stato importante. L’RT attuale umbro è 0,81 e quello nazionale è sceso a 0,96, ciò fa ben sperare per l’ulteriore riduzione dell’incidenza. La provincia di Terni ha avuto un’impennata di casi e, recentemente, ha iniziato una discesa che segue quella della provincia di Perugia, già in corso da giorni». Al 26 marzo l’incidenza umbra (casi ogni 100 mila abitanti) è pari a 137,68 (una delle più basse a livello nazionale, ndR) con la provincia di Perugia a 128,65 e quella di Terni a 163,79.

SPECIALE COVID – UMBRIAON

Le scuole

«C’è stato un picco forte a febbraio – ha detto Cristofori -, eravamo arrivati ad una incidenza pari a 400 per determinate fasce di età più giovani, fino a 19 anni. Poi c’è stato un crollo con le misure applicate sul mondo scolastico. Chiaramente la scuola non è ‘il’ problema, semmai lo è tutto ciò che si attiva con la riapertura di tale ambito, in termini di movimento. I tamponi generalizzati fra gli alunni/studenti sono molto utili e importanti, vista anche l’impossibilità di vaccinare i più giovani. Speriamo comunque si possa arrivare ad una riapertura, beneficiando di trasporti adeguati e vaccini, senza dover mai più richiudere».

L’ANNUNCIO DI DRAGHI: «SCUOLE APERTE FINO ALLA PRIMA MEDIA DOPO PASQUA»
IL NUOVO PIANO VACCINALE PER L’UMBRIA

Altre aperture in vista?

Sul tema scuole l’assessore alla sanità Luca Coletto ha spiegato che «è inutile ora, a pochi giorni dalla Pasqua, intervenire con una nuova ordinanza mirata per le scuole superiori. Forse agiremo su alcune scuole elementari ma l’importante è che la situazione si sviluppi ancora con dati incoraggianti come quelli degli ultimi tempi. Comunque se c’è la possibilità di aprire le scuole in territori e comunità con numeri buoni, lo faremo senz’altro. La ripartenza delle scuole dal 6 aprile è in ogni caso una possibilità concreta». Per il direttore regionale della sanità Claudio Dario – che ha salutato tutti dopo i 14 mesi di lavoro trascorsi in Umbria – «la primavera aiuta ad attuare quelle piccole azioni, come le finestre sempre aperte nelle classi, che possono senz’altro aiutare e guardare con ottimismo a periodi futuri come la fine di aprile/l’inizio di maggio».

Incidenza nei distretti sanitari

Di seguito le incidenze dei singoli distretti sanitari umbri: Valnerina 251,34; Spoleto 201,39; Alto Tevere 193,86; Foligno 184,60; Terni 183,52; Assisano 156,90; Narni-Amelia 154,15; Alto Chiascio 125,04; Orvietano 121,22; Trasimeno 94,79; Perugino 68,04; Media Valle 61,06.

Ricoveri e decessi in calo

«La curva dei ricoveri – ha detto Carla Bietta del nucleo epidemiologico umbro – ha una tendenza alla diminuzione, sia per gli ordinari che le terapie intensive. La discesa è lenta, come quella della curva epidemica, e riguarda anche la curva dei decessi. Possiamo dire che l’epidemia in Umbria sta evolvendo verso una fase più tranquillizzante».

Un anno di pandemia

In un anno, come si è distribuita l’epidemia nella popolazione? «Nella prima fase, da marzo 2020, i contagiati – ha aggiunto la dottoressa Bietta – erano soprattutto dai 30 anni in su. Poi da settembre 2020 la fascia 14-29 anni ha iniziato a ‘dominare’ e infine da gennaio 2021 la fascia di età 0-13 è risultata quella con la maggiore circolazione del virus, ormai caratterizzato da varianti. La letalità è aumentata proprio a gennaio, rispetto alle fasi precedenti, per maggiore contagiosità e probabilmente maggiore aggressività della varianti del Covid-19».

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