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Home » Ast Terni ‘strategica’: attese deluse

Ast Terni ‘strategica’: attese deluse

di Francesca Torricelli
16 Novembre 2018
in Ast, In evidenza
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
Massimiliano Burelli

Massimiliano Burelli

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Target di produzione a 940 mila tonnellate, volumi dei ‘freddi’ in calo di almeno il 10% a causa della concorrenza asiatica, personale in discesa a 2.300 lavoratori (ai quali verrà chiesta maggiore flessibilità), investimenti per 40 milioni di euro: obiettivi tutti, o quasi, al ribasso. Chi si aspettava numeri che mettessero nero su bianco il rilancio e la ritrovata strategicità di Ast è rimasto deluso, nel corso dell’incontro di giovedì pomeriggio, convocato per illustrare le linee guida del piano industriale, tra l’ad dell’acciaieria Massimiliano Burelli e le segreterie nazionali e provinciali dei sindacati di categoria e i coordinatori delle rsu.

Obiettivi a due anni

Piano industriale che, è stato confermato dal management, sarà non di quattro ma di due anni, anche dopo le dichiarazioni delle scorse settimane che hanno fatto tornare centrale l’Ast per il gruppo ThyssenKrupp. Due anni è d’altronde il termine entro il quale si concretizzerà la divisione della multinazionale in due società – Industrial e Materials -, dunque il piano traghetterà lo stabilimento a quel traguardo. Per il resto, se rassicurazioni sono tornate ad arrivare sui conti – l’utile 2017/2018, migliorato rispetto all’anno precedente, verrà reso noto il 21 novembre visto l’attuale ‘periodo di silenzio’ -, luci e soprattutto ombre aleggiano sulla produzione, che dunque si prevede che per la parte a caldo non supererà il milione di tonnellate (quota fissata come target nell’accordo di 4 anni fa). Un calo già registrato dalla scorsa estate e che riguarda, a causa della concorrenza sui prezzi che arriva soprattutto dall’Indonesia (dove una tonnellata di Laf viene venduta a meno di 2.000 euro), anche la produzione a freddo.

Dipendenti in calo

Se sul fronte degli investimenti ne sono previsti ‘solo’ 40 milioni – il ‘grosso’, ha spiegato Burelli, è stato fatto negli ultimi 4 anni con quasi 191 milioni -, quanto alla forza lavoro, miglioramenti tecnologici ed esternalizzazioni la porteranno progressivamente dalle attuali 2.384 unità a 2.300, ma ai lavoratori verrà chiesta anche maggiore flessibilità rispetto a straordinari e turnazioni nei momenti dei picchi di produzione. Verrà avviata a breve, intanto, l’attesa trattativa sul contratto integrativo: inizierà il 6 dicembre prossimo, mentre il 30 novembre le parti si rivedranno per discutere del piano industriale più nel dettaglio. In quella data, Fim, Cisl, Uilm, Fismic, Ugl e Usb si augurano che ci sia «un conseguente e coerente cambio di passo verso un progetto industriale sostenibile», ritenendo questo primo incontro «non soddisfacente e interlocutorio».

Sindacati critici

«Su occupazione, volumi produttivi e piano investimenti l’ad ha indicato nel prossimo biennio una sostanziale riduzione legata principalmente al contesto difficile di mercato europeo e mondiale» spiegano in una nota le sei sigle, che registrano, rispetto alle dichiarazioni aziendali di una ritrovata strategicità del sito, «delle linee guida non coerenti all’annuncio fatto». «Inoltre – concludono – non c’è un piano di sviluppo e rilancio delle ex società controllate, ma più in generale manca un progetto preciso sugli aspetti produttivi e di mercato dei prodotti inox». Temi, questi, che verranno affrontati nel corso delle assemblee che verranno programmate con i lavoratori.

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