di Giovanni Cardarello
Nuovi sviluppi giudiziari nella vicenda dei presunti atti osceni in luogo pubblico che sarebbero avvenuti nel maggio 2025 all’interno della biblioteca degli Arconi a Perugia. L’imputato, un uomo di 49 anni residente nel capoluogo umbro, ha formalmente chiesto di poter accedere all’istituto della messa alla prova.
La decisione del giudice
Il giudice ha subordinato l’eventuale ammissione alla messa alla prova al preventivo risarcimento del danno in favore delle parti civili. Si tratta delle studentesse universitarie che avevano denunciato l’accaduto e che si sono costituite in giudizio assistite dal loro legale di fiducia.
Il risarcimento devoluto contro la violenza di genere
Secondo quanto reso noto dal difensore delle parti civili, l’intera somma corrisposta dall’imputato a titolo di risarcimento non sarà trattenuta dalle giovani. Le universitarie hanno infatti deciso di devolvere integralmente il denaro a un’associazione impegnata nella tutela delle donne e nel contrasto alla violenza di genere.
I fatti alla biblioteca degli Arconi
I fatti contestati risalgono all’8 maggio 2025 e sono avvenuti all’interno della biblioteca degli Arconi, uno spazio abitualmente frequentato da numerosi studenti universitari. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo, che si trovava nella struttura senza libri, computer o altro materiale didattico, avrebbe iniziato a osservare insistentemente alcune studentesse. Le giovani si sarebbero poi accorte che l’uomo aveva la cerniera dei pantaloni aperta e che, secondo l’accusa, stava compiendo gesti riconducibili ad atti di autoerotismo a sfondo sessuale.
Le prove raccolte dagli investigatori
Tra gli elementi raccolti nel corso delle indagini figurano le testimonianze acquisite dagli agenti della polizia Locale, intervenuti sul posto, e il video registrato con il telefono cellulare da una delle studentesse, successivamente acquisito agli atti dell’inchiesta. All’arrivo delle forze dell’ordine, l’uomo avrebbe spiegato la patta aperta sostenendo che la cerniera si fosse rotta poco prima.
La fiducia nella magistratura
A oltre un anno dall’episodio, le studentesse si dichiarano ancora provate da quanto accaduto in un luogo che ritenevano sicuro. Attraverso il loro legale hanno confermato la fiducia nell’operato della magistratura e hanno rivolto un ringraziamento agli investigatori per la sensibilità dimostrata, la tempestività dell’intervento e il lavoro svolto fin dalle prime fasi delle indagini.






