Terni, siamo a metà di un afoso pomeriggio d’inizio estate, quello del 1° luglio, sono le 16.30 circa. Due ragazzi si appartano scendendo le piccole rampe che in via Saffi – di fronte ai rinnovati uffici della Regione Umbria e all’istituto Leonino – portano ad una sorta di vecchio locale tecnico.
Lì preparano le loro dosi e se le iniettano in vena. Eroina. Poco dopo, allertata da chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte, arriva la polizia di Stato con la squadra Volante. Uno dei due ragazzi se ne è andato da poco con il suo trolley. L’altro è lì e viene identificato. Nessuno, pare, si è sentito male. Ma la scena nella sua crudezza fa riflettere. Anche sui numeri-record dell’eroina a Terni, contenuti nella relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia. Ma non solo.
«Nel tempo – affera un residente di via Saffi – ho visto diverse persone scendere lì per ‘bucarsi’. Sono quasi sempre giovani e questo provoca indignazione e tristezza al tempo stesso». Questo spazio è sufficientemente nascosto agli occhi dei passanti, tanto da essere scelto da chi vuole iniettarsi droga senza avere particolari problemi. In terra è facile trovare siringhe e altri residui che non lasciano molto spazio a scenari alternativi a quello degli stupefacenti. Forse qualcuno si attiverà per chiuderlo, per evitare che qualcuno torni lì come i due ragazzi di mercoledì pomeriggio. Ma, chiaramente, non è la soluzione a un problema enorme, ancora di più in un contesto sociale ed economico che perde ogni giorno giovani su giovani.






