di S.F.
Riscossione delle entrate comunali a Terni, si sta per cambiare e non poco. Quantomeno è ciò che emerge andando a leggere il Documento unico di programmazione 2027-2029, approvato nei giorni scorsi dalla giunta Bandecchi: si va verso lo stop alla divisione attuale.
Allo stato attuale Municipia (sopra il link dell’aggiudicazione nel 2020, ad essere sconfitta fu proprio Ica) è impegnata nell’accertamento e riscossione coattiva di Tari, luci votive e canoni dei mercati per annualità pregresse dal 2015 e l’intera durata contrattuale di otto anni. Più mense scolastiche/rette, fitti terreni e fabbricati. Dal canto suo Ica è aggiudicataria dal 2024 del maxi appalto per la riscossione dei proventi delle violazioni al codice della strada e altre sanzioni amministrative (sotto il link).
Terni, riscossione sanzioni per 33 milioni: via libera ad Ica. Con esecuzione d’urgenza
Ora, a quanto pare, lo schema sarà modificato. Viene messo nero su bianco nel Dup 2027-2029: «L’amministrazione comunale intende, a decorrere dall’esercizio 2027, avviare una procedura ad evidenza
pubblica finalizzate all’affidamento unitario dei servizi di accertamento e riscossione, sia ordinaria che coattiva,
di tutte le entrate comunali. Tale progetto – viene specificato – mira a superare l’attuale frammentazione gestionale, affidando queste attività a un unico interlocutore nell’ottica di massimizzare l’efficacia dell’azione amministrativa e l’economicità del servizio. A tal fine verrà individuata una decorrenza differenziata del servizio per le entrate in relazione alla scadenza dell’affidamento in essere e una data univoca di conclusione di tutti i servizi oggetto del nuovo affidamento». Interessante. Non l’unica novità forse.
Sì, perché ci sono poi i singoli passaggi. Ad esempio per l’Imu (aliquote al massimo ancora) palazzo Spada «intende valutare, di concerto con gli eventuali indirizzi dettati dall’amministrazione comunale, di introdurre una differente diversificazione». Per la Taric la garanzia della «piena attuazione del bonus sociale e la salvaguardia delle fasce di popolazione più fragili, nel solco delle consolidate politiche di equità tariffaria dell’Ente». Si prosegue con l’Irpef: si valuta «l’opportunità di introdurre una diversificazione delle aliquote con particolare riguardo alle fasce di contribuenti più deboli quali i giovani e la popolazione con minor reddito». Infine il canone unico patrimoniale, sul quale si dovrà mettere mano a causa della sentenza della Corte di cassazione che ne ha riconosciuto la natura tributaria e non più patrimoniale (occupazione spazi e diffusione messaggi pubblicitari): il Comune «dovrà procedere alla riapprovazione degli atti inerenti la disciplina del Cup, ivi compreso il regolamento comunale». Si cambia.






