di Giovanni Cardarello
«Se dall’incontro che il Governo ha finalmente convocato per venerdì non arriveranno quei provvedimenti indispensabili per consentire la sopravvivenza delle nostre imprese, saremo costretti a dare attuazione al fermo dell’autotrasporto».
È un grido d’allarme carico di rabbia, delusione e profonda preoccupazione quello lanciato dalle principali associazioni umbre di categoria e che ‘Il Corriere dell’Umbria‘ raccoglie. Gli autotrasportatori dell’Umbria attendono con il fiato sospeso il confronto cruciale a palazzo Chigi, dal cui esito dipende il blocco totale proclamato dal 25 al 29 maggio da Unatras, il coordinamento nazionale che riunisce Cna Fita, Confartigianato, Legacoop, Fai e Confcooperative.
Uniti nella protesta
A parlare all’unisono, come ribadisce ‘La Nazione Umbria‘, sono i vertici regionali delle sigle: Marcello Volpi (Cna Fita), Stefano Boco (Confartigianato Trasporti), Matteo Ragnacci (Legacoop Produzione e Servizi), Vittore Fulvi (Fai), insieme a Lorenzo Mariani (segretario di Confcooperative Umbria) e Carlotta Caponi (Fai nazionale).
«Quello del fermo – spiegano – è uno scenario che avremmo voluto tutti evitare e che abbiamo soppesato a lungo con grande senso di responsabilità. Tuttavia, rischia di diventare inevitabile di fronte all’escalation inarrestabile del costo del carburante e al lungo silenzio da parte dell’esecutivo».
I costi del collasso: 1.100 euro in più al mese per mezzo
I numeri della crisi in Umbria dipingono un quadro drammatico: sono oltre 1.300 le imprese del territorio che da mesi stanno operando in netta perdita. Le aziende riescono a trasferire solo una minima parte dei rincari lungo la filiera logistica, dovendo farsi carico di una spesa aggiuntiva di ben 1.100 euro al mese per ogni singolo mezzo. Una batosta insostenibile che sta prosciugando la liquidità delle imprese, parzialmente mitigata da interventi governativi giudicati finora del tutto insufficienti e tardivi.
Scaffali vuoti e filiere bloccate: avviate le procedure
In attesa del tavolo del 22 maggio, la macchina organizzativa della protesta in Umbria si è già messa in moto. Sono state formalmente inviate le comunicazioni di rito a prefetture, questure, istituzioni e rappresentanze sindacali. Se la mobilitazione dovesse scattare, le conseguenze per i cittadini e l’economia sarebbero pesantissime. Le sigle avvertono: «I disagi saranno enormi per tutti. Si va dal rischio concreto di trovare gli scaffali dei supermercati vuoti per la mancata consegna dei prodotti, fino al blocco totale delle filiere produttive regionali e nazionali, che dipendono quasi interamente dal trasporto delle merci su gomma».
Le richieste sul tavolo dei ministri
Per scongiurare il blocco, gli autotrasportatori umbri pretendono risposte immediate e concrete direttamente dalla presidenza del Consiglio dei ministri. Sul tavolo del Governo la categoria ha depositato un pacchetto di rivendicazioni ben preciso, che punta prima di tutto a dare ossigeno immediato alle casse delle aziende. Tra le misure d’emergenza più urgenti viene chiesta l’introduzione di risorse adeguate a compensare il mancato recupero delle accise e la sospensione temporanea dei versamenti contributivi e previdenziali.
Inoltre, i rappresentanti chiedono di tagliare i tempi della burocrazia, riducendo drasticamente da 60 a soli 10 giorni il meccanismo del silenzio-assenso per poter usufruire del credito d’imposta sulle stesse accise.
Accanto ai provvedimenti tampone, però, le sigle sindacali esigono interventi strutturali che proteggano il settore nel lungo periodo dalle speculazioni energetiche. La priorità assoluta resta il rafforzamento della clausola contrattuale per l’adeguamento automatico delle tariffe al costo del carburante: l’unico scudo efficace per evitare che qualsiasi futura turbolenza sul mercato dell’energia possa rimettere in ginocchio le imprese.






