La Regione Umbria compie un nuovo passo sul fronte della gestione delle grandi derivazioni idroelettriche. La giunta ha infatti preadottato il disegno di legge che modifica la normativa regionale introducendo la possibilità di costituire una società a capitale misto pubblico-privato per la gestione delle concessioni, con una quota di maggioranza riservata alla Regione. Il provvedimento è stato presentato martedì mattina a Terni dalla presidente Stefania Proietti insieme agli assessori Thomas De Luca e Francesco De Rebotti.
Il fulcro del testo è l’inserimento di un nuovo articolo nella legge regionale che disciplina le grandi derivazioni idroelettriche. Il modello individuato prevede una partecipazione pubblica compresa tra il 51% e il 70%, mentre il socio operativo privato sarà selezionato attraverso una gara pubblica e deterrà una quota tra il 30% e il 49%. Secondo la presidente Proietti il provvedimento «rappresenta un passaggio strategico per rafforzare il ruolo della Regione nella gestione di un’infrastruttura considerata essenziale». Ha inoltre ricordato come il percorso rispetti «gli impegni assunti nell’ambito dell’accordo di programma sottoscritto per Ast» e come il confronto con i Ministeri competenti e con le istituzioni europee sia «costante, trattandosi di una materia che coinvolge aspetti legati all’energia e alla concorrenza».
Tra gli obiettivi indicati dalla giunta c’è anche quello di utilizzare l’energia idroelettrica come leva per sostenere la decarbonizzazione dei comparti industriali più energivori. Il disegno di legge prevede infatti la possibilità di consentire, attraverso procedure ad evidenza pubblica, l’ingresso nella società di imprese appartenenti ai cosiddetti settori hard to abate, cioè quelli più difficili da decarbonizzare. Il riferimento principale è al polo siderurgico di Terni e agli impegni contenuti nell’accordo di programma.
L’assessore all’ambiente ed energia Thomas De Luca ha definito le risorse idriche umbre «un patrimonio strategico», sostenendo che il controllo pubblico dell’idroelettrico possa «favorire sia la transizione energetica sia una migliore gestione delle ricadute sul territorio». Tra i temi richiamati figurano l’ammodernamento degli impianti, la valorizzazione della Cascata delle Marmore, la gestione del lago di Piediluco e il ritorno economico per le aree interessate. Per l’assessore allo sviluppo economico Francesco De Rebotti il disegno di legge rappresenta invece «uno degli impegni previsti dall’accordo di programma relativo ad Acciai Speciali Terni. Il modello illustrato – ha spiegato – costituirà la base del confronto con le organizzazioni sindacali e con gli altri soggetti coinvolti in vista dell’aggiornamento dell’intesa».
La Regione evidenzia anche gli aspetti economici della scelta. Secondo le stime illustrate durante la conferenza stampa, la gestione attraverso una società mista garantirebbe «un ritorno superiore rispetto all’assegnazione delle concessioni con una gara tradizionale. Le valutazioni parlano di un valore attuale netto dei flussi per la Regione di circa 683 milioni di euro nell’arco di trent’anni, con la possibilità di arrivare fino a 752 milioni negli scenari più favorevoli, a fronte dei circa 375 milioni stimati nell’ipotesi di una concessione ordinaria. Oltre ai canoni previsti dalla normativa, il socio pubblico beneficerebbe infatti anche dei dividendi derivanti dalla partecipazione nella società».






