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Home » Borgo Giglione, i cittadini in tribunale

Borgo Giglione, i cittadini in tribunale

di Lucina Paternesi
25 Febbraio 2016
in Ambiente e salute, Attualità, Dal territorio
Tempo di lettura: 4 minuti di lettura
La discarica di Borgogiglione

La discarica di Borgogiglione

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L.P.

Mentre in Umbria è in corso la missione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlate, il tema dei rifiuti, oltre a quello della sanità, è uno dei più scottanti al momento nell’agenda politica regionale.

La discarica vista dall'alto
La discarica vista dall’alto

Borgo Giglione Intanto i cittadini dell’Osservatorio Borgo Giglione fanno sapere che hanno deciso di ricorrere in tribunale contro i provvedimenti con i quali la Regione ha autorizzato il prosieguo del conferimento in discarica di rifiuti organici e umido. «Con grande preoccupazione e collera – dicono dall’Osservatorio – i cittadini hanno appreso dai giornali di un’emergenza rifiuti scongiurata all’ultimo momento con una determina regionale. L’ennesima proroga che rinvia le decisioni di qualche mese e che conferma ancora una volta l’irresponsabilità dei nostri amministratori, occupati dal gioco del cerino più che dalla ricerca di soluzioni vere».

Autorizzazioni Una vera e propria corsa ai ripari quella della Regione, dopo l’allarme lanciato per il timore che la discarica potesse andare in tilt senza il rinnovo delle autorizzazioni chieste dall’azienda che la gestisce, la Tsa spa, che ha autorizzato la prosecuzione temporanea delle attività con una determina dirigenziale, l’ennesima, firmata lo scorso 2 febbraio. Viene così autorizzata la prosecuzione temporanea delle attività di smaltimento dei rifiuti in modalità bioreattore  in quella discarica già al centro di numerose polemiche per via dei camion che, proroga dietro proroga, attraversano la strada Colle del Cardinale in sospensione di una prescrizione attiva da anni e sulla quale ancora non c’è certezza del futuro. E, soprattutto, senza alcuna certezza sui livelli di riempimento e senza ancora uno studio di fattibilità delle ipotesi di organizzazione alternative per lo smaltimento.

Roberto Pellegrino
Roberto Pellegrino

Un’ora e mezzo a colloquio. Dall’altra parte della provincia, invece, dopo tanta attesa, finalmente mercoledì l’assessore all’ambiente Fernanda Cecchini ha ricevuto i rappresentanti del coordinamento regionale Umbria Rifiuti zero. Al centro dell’incontro la delibera approvata dalla giunta appena un mese fa e la possibilità di scongiurare l’imposizione di un altro inceneritore come previsto dallo sblocca Italia. Per il direttivo del coordinamento, il presidente Roberto Pellegrino, assieme a Marco Montanucci, hanno esposto all’assessore gli obiettivi che si pone, a livello non solo locale, ma anche nazionale e globale, il coordinamento Rifiuti Zero. «Oggi ci siamo presentati – racconta Roberto Pellegrino – perché l’assessore non conosceva il nostro coordinamento e sia lei, sia l’ingegner Monsignori si sono mostrati molto interessati al nostro punto di vista. Sicuramente siamo molto lontani dall’obiettivo, ma intanto abbiamo fatto un passo in avanti».

Alternativa Partendo dall’analisi del programma elettorale della presidente Marini in cui, a pagina 41, si fa riferimento alla rielaborazione di un piano regionale dei rifiuti improntato sull’obiettivo rifiuti zero «di cui la stessa Cecchini non era a conoscenza», commenta Pellegrino, e dal documento elaborato nei giorni scorsi dal Pd sul sistema di gestione dei rifiuti, i rappresentanti del coordinamento hanno illustrato la loro alternativa. Applicata all’Umbria, la strategia rifiuti zero, basata sulla raccolta differenziata spinta con tariffazione puntuale e recupero di materia, si arriverebbe a un livello di differenziata dell’80 per cento, con contestuale minore produzione di rifiuti, da 480 a 400 mila tonnellate, di cui solo 80 mila tonnellate in discarica e i 320 mila da differenziare. Il recupero di materia sarebbe del 91 % contro il 70% dell’attuale sistema e il risparmio sarebbe notevole per il cittadino, le istituzioni e l’ambiente, con una tariffa che potrebbe scendere di 100 euro a famiglia e un produzione di rifiuti pro capite che calerebbe dagli attuali 550 kg a persona a 420.

Obiettivi Nella delibera regionale si prevede che tutti i comuni umbri, nel 2016, dovranno raggiungere una percentuale di raccolta differenziata pari al 60% e ogni amministrazione si dovrà dotare di un piano per garantire il porta a porta e raggiungere l’obiettivo, pena il commissariamento regionale. Negli ultimi giorni, però, era emersa l’intenzione di trasformare gli impianti di trattamento dell’indifferenziato di Casone, Le Crete, Borgo Giglione e Pietramelina in fabbriche di Css, combustibile solido secondario, anziché fabbriche di materiali per il riciclo e il riuso. Una posizione, questa, che contrasta con quanto pubblicamente dichiarato dalla Regione ma su cui ancora nulla di certo è stato deliberato. Certo è che la posizione ufficiale della Regione Umbria, per scongiurare definitivamente l’imposizione di un altro inceneritore come previsto dal decreto Sblocca Italia è di dimostrarsi capace di gestire autonomamente i propri rifiuti. «Bisogna però capire – prosegue Pellegrino – che fine faranno i rifiuti che non andranno a riciclo».

Nuova fase L’obiettivo, comunque, il coordinamento l’ha portato a casa. Probabilmente anche la manifestazione che sabato scorso ha visto scendere in piazza, a Terni, centinaia di famiglie ha sensibilizzato l’assessore ad attuare una politica più vicina e a contatto con i cittadini. «C’è stato un clima positivo e interlocutorio – ha sottolineato Pellegrino – sono stati positivamente sorpresi dall’esposizione delle nostre analisi, precise e puntuali, non campate per aria. Per questo ci siamo proposti di partecipare ai tavoli tecnici in cui discutere programmazione e gestione dei rifiuti.. Non cambierà molto nelle scelte politiche dell’Umbria, ma almeno potranno dire che hanno coinvolto associazioni, comitati e il Coordinamento regionale Umbria Rifiuti zero».

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