di Giovanni Cardarello
Il freddo sta per finire, ma per migliaia di famiglie umbre le preoccupazioni legate al riscaldamento sono appena iniziate. La Regione Umbria, infatti, attraverso il Parco tecnologico agroalimentare 3A, ha fatto partire una massiccia operazione di controllo sugli impianti termici domestici: sono circa 100 mila gli avvisi di ispezione spediti ad altrettanti utenti che risultano non in regola con le autocertificazioni.
La mappa delle irregolarità: Terni e Orvieto in difficoltà
‘Il Messaggero Umbria‘ ha analizzato i dati del Curit, il Catasto unico regionale degli impianti termici, ed ha individuato una situazione piuttosto critica per la gestione energetica del territorio. Su circa 450 mila impianti censiti in Umbria, quasi il 30% risulta sprovvisto del necessario ‘bollino’. La distribuzione di queste irregolarità non è però omogenea tra le due province. Il territorio ternano appare quello più in difficoltà, con un’incidenza di caldaie non certificate che sfiora il 35%, a fronte di una provincia di Perugia che, pur contando una massa critica di oltre 243 mila impianti, riesce a contenere il dato delle irregolarità al 28,2%.
Scendendo nel dettaglio dei singoli comuni, il record negativo spetta ad Orvieto, dove quasi quattro caldaie su dieci sono prive di autocertificazione. Seguono con numeri sopra la media regionale anche i Comuni di Assisi, Narni e la stessa Terni. Di contro, la zona dell’Altotevere si conferma la più virtuosa: a Città di Castello si registra infatti l’incidenza più bassa della regione con appena il 20% di impianti fuori norma, seguita dai risultati positivi di Spoleto e Gubbio. Il capoluogo di regione, Perugia, si attesta invece su un valore del 29,5%, perfettamente in linea con il trend umbro.
Cna fa il punto
Non tutti gli avvisi che stanno arrivando nelle cassette della posta corrispondono però a una reale trasgressione. Come spiega sempre a ‘Il Messaggero‘ Pasquale Trottolini, presidente e responsabile di Cna Costruzioni Umbria: «Gli impianti autocertificati, nella regione sono 315.166 sui 448.816 totali, sono quelli per i quali è stato eseguito il controllo di efficienza energetica con il rilascio del relativo bollino. Tra quelli non autocertificati possono però esserci situazioni diverse: impianti che non hanno effettuato i controlli previsti e quindi risultano irregolari, ma anche impianti che non sono soggetti all’obbligo di efficienza energetica, come alcune caldaie alimentate a biomasse». In quest’ultimo caso l’utente può bloccare l’ispezione inviando la documentazione che attesti la sostituzione o la tipologia dell’impianto.
Cosa succede ora: l’ispezione a pagamento
L’ispezione prevista dalla normativa (Dpr 74 del 2013) serve ad accertare lo stato di manutenzione e la sicurezza degli impianti. Per chi riceve l’avviso e non riesce a dimostrare la regolarità della propria posizione, scatterà la visita dei tecnici incaricati dalla Regione Umbria. Attenzione ai costi: a differenza della normale manutenzione programmata scelta dall’utente, l’ispezione ‘d’ufficio’ è a pagamento e il costo (variabile in base alla potenza della caldaia) è totalmente a carico del cittadino. L’obiettivo della Regione è duplice: garantire la sicurezza ambientale e dei consumi e, contestualmente, ripulire il database del Curit dai dati obsoleti.






