di Giovanni Cardarello
La richiesta era sul tavolo da tempo, invocata a gran voce – fra gli altri – dalla Procura generale di Perugia, dal Garante dei detenuti e dai sindacati di polizia Penitenziaria, costretti a gestire una quotidiana e implacabile contabilità di disordini e violenze negli istituti della regione. Ora c’è una data certa per la svolta: entro il 30 giugno l’Umbria preadotterà il nuovo piano di salute mentale, inserendolo in quello socio-sanitario che conterrà ufficialmente la nascita della prima Rems (Residenza per l’esecuzione di misure di sicurezza) sul territorio regionale.
Fino ad oggi, l’assenza di una struttura dedicata ha costretto le istituzioni a rivolgersi a istituti fuori dai confini umbri, affrontando enormi ostacoli logistici, amministrativi e gestionali. La conferma del cambio di rotta arriva direttamente dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, che ha delineato le linee guida del provvedimento.
Il percorso di cura e l’équipe multidisciplinare
«La Rems è l’ultimo step al termine di un percorso che predilige la prevenzione», ha spiegato la presidente Proietti, specificando che anche per le persone affette da patologie psichiatriche che hanno commesso reati, è previsto un iter preliminare di riabilitazione e giustizia riparativa. La residenza non sarà concepita come una cella alternativa, bensì come «una tappa transitoria di un percorso di cura più ampio, orientato alla piena riacquisizione della cittadinanza e alla prevenzione della recidiva violenta».
L’organizzazione interna punterà su alti standard professionali per gestire quadri clinici complessi, spesso caratterizzati da comorbilità e fragilità relazionali. La struttura si fonderà su una équipe multidisciplinare stabile e completa, composta da psichiatri, psicologi-psicoterapeuti con esperienza forense, esperti in assessment psicologico e risk assessment, infermieri e terapisti della riabilitazione psichiatrica. «Abbiamo avviato da tempo un’interlocuzione con i direttori delle case di reclusione umbre e con il procuratore generale di Perugia», ha concluso la governatrice.
Il Garante e i sindacati: «Carceri non siano pattumiere, serve la collaborazione dei sindaci»
Accoglie con estremo favore la notizia Giuseppe Caforio, Garante dei detenuti, per il quale la Rems rappresenta «un’esigenza preponderante». Caforio ha lanciato un appello anche alle amministrazioni locali in vista della futura scelta della sede: «Le carceri non possono essere delle ‘pattumiere’ dove si getta di tutto. Servono 30-40 posti. Spero che anche i sindaci possano cambiare l’atteggiamento di opposizione a un eventuale collocazione, valutando che la struttura può essere anche un’opportunità per il territorio».
A confermare la drammaticità della situazione attuale all’interno delle celle è Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria), che evidenzia le gravissime carenze sul fronte dell’assistenza medica: «La percentuale di detenuti psichiatrici è molto alta e questo incide fortemente sulla gestione di tutta la popolazione carceraria. Mancano strutture adeguate: in alcune realtà, come Orvieto, dopo le ore 20 non c’è nemmeno il medico di base. La Rems non sarà la soluzione a tutti i mali, ma è certamente un inizio».






