di Giovanni Cardarello
Doveva essere una boccata d’ossigeno per le tasche delle famiglie e delle imprese umbre, ma il tanto atteso taglio del prezzo dei carburanti si è rivelato, nei fatti e almeno per ora, un’occasione mancata. Nonostante il varo del decreto-legge 33 del 18 marzo 2026 abbia previsto una riduzione provvisoria delle accise di 20 centesimi, che con l’Iva al 22% dovrebbe tradursi in un calo reale di 24,4 centesimi alla pompa, i dati raccolti dall’Unione nazionale consumatori dipingono uno scenario ben diverso per l’Umbria.
Lo sconto dimezzato e il confronto nazionale
Analizzando quello che l’associazione definisce un vero e proprio «fare la cresta» sui listini, i numeri emersi in Umbria descrivono una realtà lontana dalle indicazioni del Governo guidato da Giorgia Meloni. Mentre il decreto prevedeva un risparmio teorico di oltre 24 centesimi, nella nostra regione la riduzione effettiva si è fermata a livelli quasi dimezzati: appena 14,1 centesimi per la benzina e 13,2 centesimi per il diesel.
Questo dato colloca l’Umbria tra le peggiori realtà nazionali per l’adeguamento dei prezzi: al settimo posto in Italia per il minor ribasso sulla benzina e al sesto per il gasolio. Il divario appare netto se confrontato con i territori più virtuosi come il Friuli Venezia Giulia dove lo sconto ha toccato i 17,8 centesimi. All’estremo opposto la maglia nera spetta alla Campania dove il calo è stato quasi impercettibile, fermandosi ad appena 10 centesimi.
Il paradosso del pieno: il risparmio che resta a metà
Per un automobilista umbro, si legge tanto su ‘La Nazione’ quanto su ‘Il Messaggero Umbria’, questa discrepanza tra le promesse del Governo e la realtà non è una semplice questione di decimali, ma una perdita tangibile che incide direttamente sul bilancio familiare. Se il decreto venisse applicato alla lettera, un pieno da 50 litri di benzina dovrebbe costare oggi 12,20 euro in meno. Eppure, la realtà dei distributori locali racconta una storia diversa: chi si è fermato a fare rifornimento ieri in Umbria ha beneficiato di uno sconto di soli 7,05 euro, vedendosi di fatto ‘negati’ oltre 5 euro che avrebbero dovuto restare nel portafoglio.
L’andamento dei prezzi degli ultimi giorni rivela peraltro un meccanismo singolare. Mercoledì 18 marzo la benzina in Umbria «si attestava su una media di 1,849 euro al litro» mentre già «da giovedì 19 – nonostante l’entrata in vigore del provvedimento – il prezzo è addirittura salito a 1,869, per poi scendere solo venerdì a 1,728 euro».
Una dinamica sostanzialmente identica ha interessato il gasolio. Il prezzo del diesel è «passato dai 2,085 euro di mercoledì 18 al picco di 2,109 di giovedì 19, per poi assestarsi a 1,977 euro». In questo gioco di specchi dei listini, il risparmio effettivo per chi viaggia a diesel si è fermato alla misera cifra di 6,60 euro a pieno. In pratica, quasi la metà dello sconto previsto dalla legge è svanito nel nulla tra le pieghe dei rincari dell’ultima ora e una flessione troppo timida rispetto ai tagli delle accise.
L’accusa: «Speculazioni in atto»
Il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, punta il dito senza giri di parole contro le possibili speculazioni: «È evidente che qualcuno sta facendo il furbo. Nonostante lo spauracchio della consegna alla Guardia di finanza della lista dei distributori che non avevano ancora adeguato i prezzi, ci sono sempre i soliti ‘furbetti’ che, invece di traslare tutto il taglio delle accise, hanno pensato bene di arricchirsi un po’».
L’associazione ha già segnalato la situazione alle autorità competenti, chiedendo verifiche puntuali per capire se dietro questi mancati ribassi vi siano manovre speculative o semplici operazioni di sciacallaggio economico a scapito di chi non può fare a meno dell’auto. «Visto che secondo il Governo ora sarebbero in grado di colpire gli speculatori – conclude Dona – vedremo quanti saranno i soggetti effettivamente perseguiti».






