Il gip di Terni, Barbara Di Giovannantonio, ha fissato per il prossimo 10 giugno l’incidente probatorio relativo alla nuova indagine sulla scomparsa di Barbara Corvi, la donna di Montecampano di Amelia (Terni) svanita nel nulla il 27 ottobre del 2009 quando aveva 35 anni.

Gli accertamenti di carattere biologico sulle cartoline recapitate ai figli della donna pochi giorni dopo la sua scomparsa, a firma di Barbara Corvi ma – elemento accertato da perizie – non scritte da lei, porteranno al raffronto fra gli elementi genetici eventualmente riscontrati sulle stesse e i profili dei due indagati – l’ex marito di Barbara, Roberto Lo Giudice e suo fratello Maurizio – ma anche di una terza persona: un uomo di Amelia che al tempo aveva una relazione con la 35enne, ad oggi non sottoposto alle indagini preliminari ma citato dal gip nel contesto dell’accertamento irripetibile.
Il giudice – che procederà ad affidare l’incarico alla genetista forense Loredana Buscemi – ha così accolto la richiesta formulata dai difensori di Roberto Lo Giudice, gli avvocati Cristiano Conte e Giorgio Colangeli, anche rispetto all’estensione dell’accertamento a persone diverse da quelle iscritte, oggi, nel registro degli indagati dopo la riapertura del fascicolo da parte della procura della Repubblica di Terni, avvenuta circa un anno fa.

Circa l’accertamento, il procuratore di Terni Antonio Laronga lo definisce «un atto irripetibile su oggetti presenti nel fascicolo ampiamente istruito negli anni scorsi. Si tratta di cartoline a firma di Barbara Corvi, non scritte da lei e spedite da Firenze pochi giorni dopo la sua scomparsa, da cui estrarre eventuali tracce biologiche, in particolare dai francobolli». Questo il focus investigativo su cui palazzo Gazzoli – attraverso i sostituti Elena Neri e Marco Stramaglia – ha deciso di concentrarsi.
Nel registro degli indagati, come detto, sono iscritti, per le ipotesi di omicidio e occultamento di cadavere, Roberto Lo Giudice e suo fratello Maurizio. Stessi indagati e stesse ipotesi del fascicolo che nel 2021 aveva portato all’arresto del primo – richiesta che era stata rigettata per il secondo – con il procedimento poi archiviato nel 2024 dal gip di Terni su richiesta della stessa procura. Peraltro dopo ordinanze piuttosto nette in ambito cautelare, in favore delle difese, emesse tanto dal Tribunale del Riesame di Perugia quanto dalla Suprema Corte di Cassazione.

Sempre il procuratore Laronga osserva come, con il passare degli anni, gli accertamenti di biologia forense si siano «affinati moltissimo. E – aggiunge – non vogliamo lasciare nulla al caso. Dopo il mio arrivo a Terni, ho compreso l’importanza di questa vicenda che tanto ha colpito la sensibilità della comunità ternana e non solo, oltre ai familiari e gli amici di questa donna. Abbiamo il dovere di procedere con l’accertamento, ferma la non colpevolezza delle persone sottoposte ad indagini, a cui va il mio personale rispetto. Ma dobbiamo esplorare tali tracce per estrapolare una tessera del mosaico probatorio necessario a ricostruire l’accaduto».
La riapertura del fascicolo di indagine, autorizzata dal giudice competente, risale a quando Antonio Laronga non guidava ancora la procura di Terni. «Quando sono stato nominato procuratore ho appreso di questa vicenda, che non conoscevo, e ho chiamato i miei sostituti chiedendo di essere aggiornato. Ci siamo seduti attorno ad un tavolo e abbiamo rivisto e ripercorso ogni passaggio. Ho letto gli atti, studiato tutto ciò che doveva essere visto e abbiamo tratto delle conclusioni. Una di queste è quella di cui stiamo parlando. Quando ci siamo accorti della presenza di questi reperti (le cartoline, ndR) nel fascicolo, abbiamo detto: vediamo cosa si può fare. E quando abbiamo capito che gli strumenti odierni consentivano un accertamento accurato, abbiamo proceduto nel modo più rapido possibile».






