di F.T.
«Voglio essere, anzi sono già ternano, ho scelto di vivere qui e non sarò un procuratore-viaggiatore. L’idea che mi sono fatto di Terni è positiva, una comunità accogliente, operosa, una città bella, migliore di ciò che pensa anche qualche ternano. Sul piano giudiziario, entro in ufficio virtuoso, come confermato da una recente ispezione ordinaria e come mi testimoniano colleghi di altri uffici. Metto a disposizione la mia esperienza e sarò qui tutti i giorni, con la procura che sarà a disposizione della comunità».
Terni: inizia l’era del procuratore Antonio Laronga. L’insediamento – Fotogallery
Così Antonio Laronga, nuovo procuratore della Repubblica di Terni che giovedì, dopo il giuramento e la relativa cerimonia al palazzo di Giustizia, si è ufficialmente insediato nel ruolo attribuitogli all’unanimità dal plenum del Csm. Ad accompagnarlo nel successivo incontro con la stampa, la sostituta Elena Neri che ha guidato – da facente funzioni – la procura negli ultimi mesi.

«Sul piano dell’organico – spiega -, dopo l’arrivo a dicembre di due sostituti, siamo al completo. Diverso è il discorso relativo al personale amministrativo, caratterzzato da una scopertura importante che supera il 20%. Speriamo che il Ministero dia seguito alle richieste che sono giunte dalla Procura Generale. La procura di Terni, tuttavia, è fra le poche che può contare su un dirigente amministrativo ed è un elemento importante per il funzionamento dell’ufficio».
Meno felice, secondo il procuratore Laronga, la situazione della sede, palazzo Gazzoli: «Qui siamo ospiti e mi risulta che paghiamo un affitto ‘pesante’ ad Ater. Ci sono alcuni elementi critici che necessitano di interventi e manutenzioni, come gli spazi per la sezione di polizia giudiziaria, angusti, bui, in qualche caso con i muri scrostati. E poi la targa della procura, all’ingresso del palazzo, è in condizioni di abbandono. La procura è una delle istituzioni più importanti del territorio, non possiamo mortificarne la funzione. Cosa pensa della giustizia un cittadino che si trova di fronte a queste cose? Noi invece vogliamo preservare l’istituzione e renderla sempre più vicina alla comunità. Allo stesso modo la comunità deve avere a cure le sue istituzioni, percepirne il ruolo e la rilevanza».

Antonio Laronga, 59 anni e originario di Torremaggiore (Foggia), ha operato a lungo in contesti – su tutti il territorio foggiano – dove la criminalità organizzata è una presenza reale e quotidiana. «Qui in Umbria, organizzazioni mafiose autoctone non mi risulta ce ne siano. Ma queste realtà allungano i loro ‘tentacoli’ dove ci sono i soldi e lì operano in modo silente, senza sparare o ammazzare, altrimenti ci sarebbe una rivolta popolare. Investono con prestanomi, grazie a ‘colletti bianchi’ e professionisti compiacenti. A questo dobbiamo essere molto attenti. Ma, oltre il lavoro di procura e forze dell’ordine, serve una società civile in grado di arginare e ribellarsi ad ogni tentativo di infiltrazione. Mettere una barriera fra noi e la criminalità è compito di tutti».
A Terni il ‘nucleo’ dei reati più sentiti dalla popolazione ruota attorno a furti – specie in abitazione -, truffe ai danni delle persone più fragili e spaccio di droga. «Su tutti questi aspetti garantisco un impegno totale. Così come totale sarà l’autonomia e l’indipendenza della procura, anche da ogni possibile condizionamento. Parleremo con tutti, collaboreremo con avvocatura, forze di polizia, ogni soggetto qualificato. Ma poi decideremo noi, con la testa nostra. Su questo potete stare tranquilli». Un’ultima parola sul rapporto con le istituzioni e con il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi: «Non l’ho conosciuto di persona, ancora. Se so che ha un’udienza in tribunale il prossimo 22 gennaio? Certo, ma per noi è un processo come tanti altri. Teniamo alla nostra terzietà, pur nella disponibilità ad ascoltare tutti».






