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Home » ‘Caso’ Fontivegge: il 29enne torna in libertà. La madre della bambina: «Sconcertata e terrorizzata»

‘Caso’ Fontivegge: il 29enne torna in libertà. La madre della bambina: «Sconcertata e terrorizzata»

Il gip, dopo aver visionato i filmati della videosorveglianza, ha stabilito che nel comportamento del giovane non si ravvisassero gli estremi né del tentato sequestro né della violenza privata

di Francesca Torricelli
14 Giugno 2026
in Cronaca, Top News
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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di Giovanni Cardarello

È tornato in completa libertà I.S., il cittadino gambiano di 29 anni arrestato la sera di mercoledì 10 giugno dalla polizia di Stato davanti alla stazione degli autobus di Fontivegge. L’uomo, come spiega l’edizione oggi in edicola de Il Messaggero Umbria, era stato inizialmente accusato del gravissimo reato di tentato sequestro di persona aggravato ai danni di una bambina di neanche cinque anni.

La decisione, arrivata al termine dell’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari di Perugia, ha completamente ribaltato la prima drammatica ricostruzione dei fatti. Nel corso dell’udienza il pubblico ministero Gemma Miliani aveva formalmente richiesto la riqualificazione dell’ipotesi di reato nel più lieve perimetro di violenza privata.

Il gip, tuttavia, è andato oltre: dopo aver visionato attentamente i filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza della zona, ha stabilito che nel comportamento del giovane non si ravvisassero gli estremi né del tentato sequestro né della violenza privata. Il giudice ha sì convalidato l’arresto, ritenendo legittimo e tempestivo l’intervento degli agenti della squadra Volante data la situazione caotica e il contesto di Fontivegge, ma ha ritenuto che non ci fossero i presupposti per la detenzione o altre misure cautelari.

La vicenda ha visto scontrarsi fin da subito due ricostruzioni diametralmente opposte. Da un lato la madre della piccola, una donna trentenne originaria di Arezzo che vive nel quartiere di Fontivegge da circa un anno e mezzo insieme ai suoi tre figli. La donna ha riferito che, mentre era seduta su una panchina, avrebbe visto improvvisamente i piedi della figlia sollevarsi da terra, accorgendosi che il ventinovenne l’aveva afferrata e si stava già girando per allontanarsi. Un riflesso immediato le ha permesso di bloccare l’uomo e riprendere la bambina, mentre due passanti allertavano le forze dell’ordine e tre ragazze prestavano i primi soccorsi alla piccola, visibilmente terrorizzata.

Dall’altro lato l’indagato – assistito dall’avvocato Luca Aiello – ha respinto fermamente ogni intento criminale, fornendo una giustificazione di natura ‘protettiva’. Il giovane ha spiegato al giudice di aver notato la bambina muoversi avanti e indietro sul marciapiede mentre inseguiva dei piccioni, avvicinandosi pericolosamente alla corsia di transito dei pullman. L’avrebbe quindi sollevata di peso esclusivamente per evitarle una rovinosa caduta o il rischio di finire investita da un mezzo in arrivo. Una tesi, quella della difesa, che ha trovato riscontro nell’analisi dei filmati.

«Dai video – ha confermato l’avvocato Aiello – è chiaro come abbia riconsegnato subito la bambina, dopo essere intervenuto». Un altro punto controverso ha riguardato il telefono cellulare dell’uomo. Subito dopo l’accaduto, il ventinovenne – che ha ammesso di aver assunto sostanze alcoliche ed essere stato ubriaco – ha estratto lo smartphone scattando diverse fotografie. Se per l’accusa si trattava di un comportamento anomalo correlato alla molestia, la difesa ha chiarito che il giovane si è sentito immediatamente circondato e accusato ingiustamente, decidendo di scattare le foto per ‘documentare’ il contesto e tutelarsi in caso di litigio. Sul dispositivo sono tuttora in corso accertamenti tecnici irripetibili disposti dall’autorità giudiziaria.

La notizia dell’immediata liberazione dell’uomo ha scatenato la reazione durissima della madre della bambina, rimasta profondamente scossa dal provvedimento del tribunale. «Sono sconcertata e arrabbiata nera», ha dichiarato la donna a La Vita in Diretta. «Questa decisione dimostra che tipo di giustizia c’è in Italia. Non ci lamentiamo se poi la gente è costretta a farsi giustizia da sola. Mia figlia è terrorizzata, continua a piangere e la notte si sveglia in lacrime per gli incubi. Ho paura persino per stasera, dato che prendiamo quell’autobus ogni giorno per tornare a casa e temo di ritrovarmelo davanti. Vorrei vedere chiunque al posto mio, con un figlio, come avrebbe reagito».

Ma la vicenda sembrerebbe non essere un caso isolato. Il Messaggero Umbria ha rivelato un precedente inquietante. Qualche mese fa lo stesso soggetto ha già tentato un approccio verbale nei confronti della piccola, desistendo solo dopo che la bambina si era prontamente allontanata.

L’episodio si inserisce in un quadro di accesa discussione sulla sicurezza urbana nel comparto di Fontivegge. Il ventinovenne gambiano, infatti, risulta essere una figura già nota alle forze di polizia e gravato da un provvedimento di Daspo urbano. Nel suo recente passato si registrano altri episodi di intemperanza nella stessa area della stazione ferroviaria. Prima che venisse formalizzata la scarcerazione, sulla vicenda erano intervenuti congiuntamente la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, e il consigliere delegato alla sicurezza, Antonio Donato.

L’amministrazione comunale aveva espresso ferma condanna senza esitazioni, definendo l’accaduto «un fatto di eccezionale gravità che ferisce profondamente la nostra comunità e suscita sconcerto e indignazione». Palazzo dei Priori ha espresso la massima vicinanza e un sincero abbraccio alla madre e alla bambina, ringraziando la polizia di Stato per la tempestività del fermo e ribadendo l’impegno irrinunciabile per la tutela delle fasce più fragili e per la costruzione di una città più sicura e vicina ai cittadini.


Terrore a Fontivegge: tenta di sottrarre una bimba di 5 anni alla madre. Arrestato 29enne

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