di Giovanni Cardarello
Non si tratta semplicemente di valigie pronte, dinamiche anagrafiche o dati da archivio. La fuga dei giovani dall’Umbria rappresenta un vero e proprio conto economico negativo, calcolato sul lungo periodo della formazione, dell’impresa e della produttività. Secondo l’ultimo report della Camera di Commercio dell’Umbria, che ha rielaborato i dati Unioncamere-Tagliacarne e Istat, nel decennio compreso tra il 2016 e il 2025 il saldo migratorio estero dei giovani italiani tra i 18 e i 39 anni ha sottratto alla regione ben 1,43 miliardi di euro in termini di capitale umano. Questa cifra non indica una perdita diretta di Pil o gettito fiscale, bensì la stima patrimoniale dell’investimento sostenuto dalle famiglie e dallo Stato per crescere e istruire giovani che hanno poi trasferito la propria residenza oltreconfine.
Il bilancio delle province: il divario tra Perugia e Terni
Scendendo nel dettaglio territoriale, l’emorragia mostra differenze nette tra le due province umbre. Il territorio perugino è indubbiamente quello che paga il prezzo più salato: con ben 6.739 partenze a fronte di rientri decisamente esigui, la provincia di Perugia vede svanire un potenziale economico stimato in 1,14 miliardi di euro. Numeri più contenuti, ma proporzionalmente altrettanto dolorosi, si registrano nella provincia di Terni, dove l’emigrazione di 1.714 giovani genera un saldo negativo che sottrae al territorio 291,2 milioni di euro di valore formativo.
Nel complesso, il bilancio regionale parla di un divario pesantissimo: a fronte di 8.453 ragazzi che hanno scelto la via dell’estero nel decennio, appena 2.797 hanno fatto il percorso inverso o sono arrivati in Umbria. Il risultato è un passivo netto di 5.656 giovani talenti, una perdita di forza vitale che equivale a circa il 5,1% del Prodotto Interno Lordo annuale dell’intera regione, un dato che supera persino la già preoccupante media nazionale del 4,7%.
Un trend in forte crescita: i dati del 2025
I dati relativi al solo 2025 confermano la gravità della situazione. In un solo anno sono partiti dall’Umbria 813 giovani a fronte di 285 rientri. Il saldo negativo di 528 unità ha bruciato altri 133,6 milioni di euro in dodici mesi, ripartiti in 99,7 milioni nella provincia di Perugia e 33,9 milioni in quella di Terni. Il confronto storico mette i brividi: se a livello nazionale dal 2006 al 2025 gli espatri degli under 39 sono triplicati, in Umbria sono quasi quintuplicati, passando dai 163 emigrati del 2006 agli 813 del 2025. Una traiettoria legata a doppio filo a dinamiche complesse: livelli salariali, prospettive di carriera, accesso alla casa e spinta all’innovazione.
Il commento della Camera di Commercio
«La fuga dei giovani – afferma il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni – non è una fatalità statistica: è una perdita concreta di capitale umano, di competenze, di fiducia e di capacità competitiva. Per una regione come l’Umbria, ogni ragazza e ogni ragazzo che parte senza trovare qui un progetto all’altezza rappresenta un pezzo di futuro che dobbiamo provare a riconquistare. I dati ci dicono che le imprese capaci di attrarre giovani sono più produttive, più innovative e più pronte alla transizione digitale e sostenibile. Non basta trattenere: bisogna rendere l’Umbria un luogo in cui tornare, investire, crescere e costruire impresa».
La sfida dell’innovazione e il valore del rientro
Come evidenziato dall’analisi la demografia si trasforma inevitabilmente in politica industriale. I dati dimostrano che le imprese capaci di attrarre e valorizzare gli under 35 registrano un +7,2% di produttività e una crescita di fatturato e occupazione superiore di 1,5 punti percentuali rispetto alle altre. Esiste inoltre una precisa ‘soglia anagrafica dell’innovazione’: la propensione a innovare i processi aziendali cresce fino a quando l’età media degli occupati tocca i 36 anni, mentre quella di prodotto si ferma a 42 anni.
Attualmente, circa il 60% delle imprese italiane ha già superato questa barriera, un rischio altissimo per un tessuto economico frammentato e a forte trazione familiare come quello umbro. La posta in gioco, però, nasconde anche un’enorme opportunità. L’analisi stima infatti che se l’Umbria riuscisse a far rientrare anche solo la metà dei giovani espatriati degli ultimi anni, si genererebbe un incremento del Pil regionale pari a oltre 160 milioni di euro all’anno. Una scommessa, si legge nel report, che la Camera di Commercio intende supportare attivamente, aiutando i giovani a vedere nel territorio una piattaforma di crescita e non un vincolo.






