di Giovanni Cardarello
La presentazione è tutto un programma, tempesta Ciaran, dall’omonimo nome maschile di origine irlandese che contiene al suo interno la parola Ciar. Ovvero scuro, nero come le nuvole che si palesano all’orizzonte. Gli effetti pratici del programma lo saranno a breve, anche se i drammatici dati che emergono da Inghilterra, Francia e Spagna sono piuttosto evidenti.
Parliamo, ovviamente, della tempesta atlantica che, partita delle isole britanniche, sta per approdare nella nostra penisola mettendo in allerta tanto il Dipartimento nazionale e le varie sezioni locali della Protezione Civile, quanto i principali esperti di meteorologia. Una situazione che, secondo i principali siti del settore, sarà manifesta dal tardo pomeriggio di giovedì 2 novembre, con effetti diretti almeno fino alle prime ore di lunedì 6 novembre. Quando l’alta pressione determinerà un nuovo scenario.
La tempesta atlantica Ciaran colpirà in Italia dapprima le regioni del nord e poi su quelle del centro. «L’intensità delle piogge – dichiara all’Ansa Andrea Garbinato, responsabile della redazione del popolare sito iLMeteo.it – creerà disagi e problemi idrogeologici». Oltre alle precipitazioni, infatti, è previsto vento di forte intensità con raffiche di libeccio e scirocco superiori ai 90 km/h. Le stesse precipitazioni saranno molto abbondanti e il combinato disposto con l’aria fredda determinerà un abbassamento della quota neve fino ai 1.200-1.400 metri. A partire proprio del settore appenninico dell’Umbria dove è previsto tempo instabile nel corso di giovedì con piogge e acquazzoni sparsi, anche intensi, già dalla serata.
Dopo un breve miglioramento nel corso di venerdì 3 novembre, nuova ondata di temporali sabato 4, con precipitazioni via via più forti e ancora maltempo diffuso su tutta l’Umbria. Ma con leggero innalzamento della quota neve fino ai 1.700-1.800 metri. Nel corso di domenica 5 novembre la tempesta Ciaran sarà rafforzata da un’altra perturbazione, ma di entità inferiore, che terrà sotto scacco il territorio fino al ritorno dell’alta pressione e al termine dell’allerta.
Come detto l’Umbria sarà una delle regioni interessate dal fenomeno. In particolare sarà necessario porre grande attenzione all’assorbimento dell’acqua da parte del suolo. Soprattutto nelle zone dove cementificazione e sfavorevoli condizioni climatiche ne limitano la capacità. Ma, oltre che a livello idrogeologico, è allarme anche per le coltivazioni. Lo rileva la Coldiretti, sottolineando che a rischio sono «le colture che per le temperature sopra la media hanno prolungato la stagione dalle melanzane ai peperoni, dalle zucchine ai cetrioli, mentre sono ancora in corso le raccolte del mais, del riso e delle olive. Nei frutteti si teme per mele e pere in piena fase di raccolta e per cachi e kiwi dove una grandinata può devastare il lavoro di un intero anno».
Il 2023 rischia così di diventare l’anno nero dell’agricoltura italiana con danni superiori ai 6 miliardi di euro proprio a causa di tempeste, tornado, nubifragi, bombe d’acqua, e grandinate. Con esplosioni di maltempo che si intervallano a ondate di calore fuori dalla norma. Due dati su tutti: -10% per la produzione di grano e -12% per la vendemmia.






