di S.F.
Remigio Venanzi nuovo presidente del Collegio dei revisori dei conti 2026-2028 del Comune di Terni. Lunedì mattina a palazzo Spada la votazione in consiglio: niente da fare per Caterina Brescia e Fausto Sciamanna. Con lui lavoreranno Lorella Capezzali – presente in aula per l’occasione – e Simone Francesco Cociani, sorteggiati a fine 2025 e che hanno accettato.

Venanzi – da anni sindaco di Polino ed esponento del centrodestra – ha ottenuto la nomina con 18 voti a favore. Dietro di lui Fausto Sciamanna (5), Caterina Brescia (4) e, a chiudere il cerchio, 2 schede bianche. Guido Verdecchia (Gruppo Misto) ha chiesto delucidazioni pre voto proprio sull’invio della domanda di Venanzi a palazzo Spada rispetto alla scadenza dell’avviso pubblico. Tutto regolare e via libera.
In una nota firmata dai gruppi consiliari di Pd e M5S al Comune di Terni, giungono dure critiche all’elezione di Venanzi che – scrivono i consiglieri – «solleva pesanti interrogativi sulla futura legittimità tecnica dell’organo di controllo dell’ente. Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione di fronte al palese profilo di incompatibilità tecnica e giuridica che mina alla base il ruolo di garanzia che tale organo deve ricoprire e il suo presupposto essenziale: l’indipendenza. L’articolo 236 del TUEL, richiamando l’articolo 2399 del Codice civile – aggiungono i rappresentanti di Pd e M5S in consiglio comumale – stabilisce criteri rigorosi per assicurare l’indipendenza del revisore, che deve essere il massimo garante della legittimità operativa in ambito economico finanziario dell’ente. Nel caso di Venanzi, ci troviamo di fronte a una sovrapposizione di ruoli: è già presidente del Collegio sindacale di Terni Reti (dal 29 aprile 2025), società integralmente partecipata dal Comune di Terni. Il legame di controllo disciplinato dall’articolo 2359 del Codice civile tra il Comune e la sua controllata rende tecnicamente incompatibile la contemporaneità degli incarichi. Come può il presidente dell’organo di revisione del Comune – si chiedono i consiglieri di opposizione – vigilare sulla regolarità della gestione della propria partecipata se ne presiede già l’organo di controllo interno?».

«Mentre gli altri due membri del Collegio sono stati regolarmente sorteggiati dalla prefettura – proseguono gli esponenti di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle a palazzo Spada -, la scelta del presidente è di natura puramente fiduciaria da parte della maggioranza. Questa nomina non risponde a criteri di terzietà, ma appare come il frutto di un’intesa politica tra il partito del sindaco di Terni e presidente della Provincia e una parte del centrodestra vicina alla Lega. Il Collegio dei revisori è chiamato a compiti delicatissimi: pareri sul bilancio di previsione, verifica degli equilibri, vigilanza sulla spesa e sull’indebitamento. Affidare la presidenza di questo organo a un profilo così contiguo all’attuale maggioranza, già presente con pari ruoli nelle partecipate comunali, significa neutralizzare la funzione tecnica di controllo a favore di una fedeltà politica. Sebbene esistano pareri, come quello della Corte dei Conti Emilia Romagna, che attenuano l’incompatibilità in caso di influenze non dominanti, nel caso di Terni la situazione è inequivocabile: Terni Reti è una società partecipata al 100% dal Comune di Terni. Secondo il combinato disposto dell’articolo 236 del Tuel e dell’articolo 2399 del Codice civile, il legame di controllo totale tra l’ente e la società rende le due cariche incompatibili. È assurdo che chi deve vigilare sulla regolarità contabile delle attività del Comune debba contemporaneamente controllare la gestione di una sua società in house. Peraltro – aggiungono gli esponenti della minoranza di centrosinistra – Remigio Venanzi riveste come noto anche la carica di sindaco del Comune di Polino. Solo per questo, il buon senso e gli elementari criteri di opportunità e indipendenza sconsiglierebbero vivamente tali commistioni. La trasparenza dei conti di Terni non può essere subordinata a dinamiche di appartenenza politica. Chiediamo – concludono – che venga fatta immediata chiarezza sulla posizione di Remigio Venanzi e che si proceda a una nomina che garantisca realmente i cittadini di Terni, non gli equilibri politici di palazzo Spada».

Nel tardo pomeriggio replica il sindaco Stefano Bandecchi: «La scelta del presidente del collegio dei revisori spetta alla politica e la politica ha scelto. Le sinistre rappresentate nel consiglio comunale hanno alzato un muro di perplessità citando leggi ed eventi e come sempre dicendo tutto e il contrario di tutto, sentendosi portatrici di verità. Il pensiero liberale non gli appartiene e non fanno propri i principi democratici di destra. Noi potevamo scegliere e abbiamo scelto se qualcuno vuole discutere questa scelta lo facesse nelle sedi opportune. Per noi il dottor Venanzi è una stimato e preparato professionista e crediamo che svolgerà il suo lavoro in punta di penna e di diritto, e non con idee politiche e ideologie – conclude – come normalmente viene fatto dagli appartenenti alla sinistra, che temono per noi ciò che loro fanno sempre. Sereni noi siamo diversi, siamo Liberali democratici».






