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Home » «Con il protocollo Regione-UniPg, Terni rischia ripercussioni»

«Con il protocollo Regione-UniPg, Terni rischia ripercussioni»

di Francesca Torricelli
21 Maggio 2022
in Ambiente e salute, Opinioni, Politica
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
L'ospedale di Terni

L'ospedale di Terni

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della Cgil di Terni

Abbiamo svolto un primo approfondimento seminariale rispetto al protocollo tra università degli Studi di Perugia e giunta regionale dell’Umbria dal quale emerge con forza l’assenza di regole capaci di andare verso una reale integrazione tra università e aziende ospedaliere.

Dal protocollo emerge un ruolo debole della Regione, che dovrebbe essere titolare della gestione ed organizzazione della sanità umbra, con un’università che invece compenetra in modo forte negli aspetti organizzativi e decisionali sanitari. Il protocollo infatti non esplicita la compartecipazione ai risultati di gestione, i criteri per la costituzione delle strutture organizzative, i criteri per i fabbisogni formativi del servizio sanitario regionale e soprattutto non tiene conto del reale fabbisogno di ‘domanda sanitaria’ e relative prestazioni e servizi da parte dei diversi territori umbri.

«Protocollo sanità troppo favorevole all’università»: medici umbri all’attacco

Si evince un ruolo di totale egemonia nella nomina delle apicalità delle strutture complesse, sbilanciato tutto verso l’università, facendo prevalere i criteri legati a crediti formativi e di ricerca rispetto alle reali capacità e competenze pertinenti nel campo dell’assistenza. Pericoloso, dal nostro punto di vista, è poi introdurre elementi di disparità anche tra medici ospedalieri e universitari, in nome di un’integrazione che in modo subdolo nasconde un progetto di unificazione delle due aziende ospedaliere, con evidenti ripercussioni negative per il territorio ternano.

Da questo primo approfondimento pensiamo che il protocollo vada rivisto nella sostanza, avendo chiari obiettivi di assistenza e definizione precisa dei ruoli e delle funzioni tra università e azienda, magari ripercorrendo buone pratiche che, come in passato, hanno trovato il giusto equilibrio qualificando la sanità nel suo complesso sia sul versante dell’assistenza che sugli aspetti della ricerca e della formazione (vedi oncologia, chirurgia vascolare, medicina del lavoro).

Il contributo forte dell’università, che ha rappresentato realmente l’eccellenza sanitaria, c’è stato quando con sinergie vere la crescita e l’integrazione hanno viaggiato di pari passo, fornendo eccellenze professionali come quelle di cardiochirurgia, neurochirurgia e chirurgia generale. Con l’attuale protocollo si potrebbe correre il rischio che molti settori scientifico-disciplinari rimangano senza figure professionali adeguate a garantire l’alta specialità.

Riteniamo che il protocollo possa rappresentare un valore se concepito nel modo giusto, diverso da come strutturato attualmente, con buone regole e buone pratiche applicative in grado di integrare realmente e qualificare sostanzialmente la risposta sanitaria umbra. Chiediamo alla giunta regionale di mettere in campo i dovuti accorgimenti e le dovute correzioni per non infliggere un ulteriore colpo alla sanità ternana, anche in ragione delle difficoltà attualmente presenti.

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