«Mi assumo le mie responsabilità per il ritardo nei pagamenti, ma non ho mai ricevuto né bollette né raccomandate di costituzione in mora. E ora mi ritrovo con il contatore limitato al 15%, senza possibilità di cucinare normalmente per mia figlia». È la denuncia di una donna ternana che ha deciso di raccontare a umbriaOn quanto accaduto nei giorni scorsi con il proprio fornitore di energia elettrica, Umbria Energy.
La vicenda inizia la sera del 5 maggio, quando la donna si accorge che la potenza elettrica della propria abitazione è stata drasticamente ridotta «poco prima dell’ora di cena». Contattato il call center della società il giorno successivo, le viene confermato che la limitazione è stata disposta per morosità e che «l’unica soluzione è pagare l’intero importo dovuto».
La donna ammette il ritardo nei pagamenti, spiegando di aver attraversato «gravi problemi economici tra dicembre e marzo», ma sostiene di non aver mai ricevuto né le ultime bollette né le raccomandate previste dalla normativa per la costituzione in mora. Per questo decide di inviare una Pec alla società, richiamando le disposizioni di Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, secondo cui il distacco o la limitazione della fornitura senza adeguato preavviso sarebbe illegittimo.
Secondo quanto riferisce la signora, Umbria Energy avrebbe risposto sostenendo di aver inviato due raccomandate: «Una mai ritirata e una seconda per la quale non c’è conferma di ricezione. Nonostante ciò, la società ritiene regolare la procedura adottata e conferma che il ripristino della piena potenza potrà avvenire solo dopo il saldo totale della posizione debitoria». Nel frattempo la donna ha già versato 290 euro, restando ancora debitrice di circa 180 euro che, assicura, pagherà entro i 15 giorni indicati dalla società. Ma lamenta che, nonostante il pagamento parziale, il contatore sia rimasto limitato.
Nella seconda Pec inviata alla compagnia, la donna evidenzia anche una situazione familiare delicata: «Ho una bambina affetta da alcune difficoltà di salute e anche solo preparare la cena, adesso è diventato un problema». Nella comunicazione intima il gestore «a ripristinare immediatamente la piena fornitura», annunciando in caso contrario un esposto ad Arera.
La donna riferisce inoltre di aver contattato telefonicamente la stessa Autorità di regolazione, ricevendo però indicazioni che definisce «contraddittorie». Mi hanno detto che la procedura sarebbe illegittima, ma che prima devo comunque saldare tutto e poi eventualmente aprire un ticket», racconta. «Mi è stato anche detto che rischio il distacco totale se non saldo rapidamente».
A sostegno della propria ricostruzione, la donna afferma di avere tutta la documentazione relativa alle Pec e alle e-mail intercorse con il fornitore. «Non nego di aver sbagliato a non pagare nei tempi – conclude – ma credo sia altrettanto grave limitare un servizio essenziale senza che il consumatore abbia mai ricevuto gli avvisi previsti. Dire semplicemente ‘noi abbiamo inviato’ non può bastare».






