Le segreterie regionali e provinciali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil chiedono l’apertura di un tavolo di crisi al Ministero delle imprese e del Made in Italy per lo stabilimento Sangraf Italy di Narni Scalo. La decisione arriva alla luce di una situazione che, da congiunturale, viene ormai definita «strutturale, con ripercussioni rilevanti sul piano industriale e occupazionale».
Al centro delle preoccupazioni c’è «il progressivo fermo produttivo del sito, unico in Italia nella produzione di elettrodi di grafite per forni fusori ad arco elettrico, considerato un asset strategico per la siderurgia nazionale. Nonostante l’appartenenza al gruppo globale Sanergy e la presentazione di programmi di sviluppo, tra cui il progetto Gam per la filiera delle batterie e un impianto a idrogeno finanziato con risorse Pnrr, lo stabilimento versa in una fase di sostanziale paralisi operativa». La produzione, aggiungono i sindacati, «già in forte contrazione dalla fine del 2023, risulta attualmente ferma. A questo si aggiunge un progressivo deterioramento degli impianti dovuto alla mancanza di manutenzioni ordinarie e straordinarie. Una condizione che, oltre a incidere sul valore degli asset industriali, metterebbe a rischio la possibilità stessa di una ripartenza in condizioni di sicurezza».
Sul fronte occupazionale, il quadro evidenzia «una riduzione significativa dell’organico: dalle 81 unità del 2023 si è passati a meno di 60 lavoratori. Un calo che comporta la perdita di competenze tecniche fondamentali per il ciclo produttivo, aggravando ulteriormente le prospettive del sito». Criticità vengono segnalate anche «sul piano retributivo e contributivo. Oltre ai ritardi nel pagamento degli stipendi», le sigle denunciano «il mancato versamento delle quote relative al fondo pensione integrativo, trattenute in busta paga ma non corrisposte dall’azienda da agosto 2025, e dei contributi Inps, fermi a ottobre dello stesso anno».
«Dopo aver esperito ogni possibile tentativo di mediazione in sede locale e regionale, senza riscontri concreti e trasparenti da parte della proprietà, riteniamo necessario spostare la vertenza a livello ministeriale», dichiarano Filctem, Femca e Uiltec. Da qui la richiesta, «condivisa con la Regione Umbria, di un confronto urgente al Mimit. L’obiettivo è la tutela dei livelli occupazionali, la salvaguardia dei diritti dei lavoratori e la difesa di un presidio industriale ritenuto strategico per il territorio».






