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Home » Da oggi essere positivi è una colpa in Umbria (e costa pure 100 euro)

Da oggi essere positivi è una colpa in Umbria (e costa pure 100 euro)

di Redattore
4 Dicembre 2020
in Ambiente e salute, Apertura 5, Coronavirus, In evidenza, Opinioni
Tempo di lettura: 5 minuti di lettura
(Foto archivio)

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di P.C.

AGGIORNAMENTO: Tamponi ‘obbligatori’? Ora si può scegliere: arriva la circolare | umbriaON

Sei positivo? Peggio per te. Anziché ringraziare una persona che, a sue spese e autonomamente, si sia sottoposta a un test presso un laboratorio privato individuando e sottoponendo all’attenzione delle autorità sanitarie una positività sfuggita ai sistemi di tracciamento, la Regione Umbria la obbliga a sottoporsi ad un esame obbligatorio a pagamento, dando ai laboratori privati fin qui cooptati l’onere di supervisionare le operazioni.

LA DGR DELLA REGIONE UMBRIA

La ratio del provvedimento

Spieghiamola meglio: fino a quando il ministero della salute non indicherà ufficialmente che un caso confermato possa essere definito tale non solo dal tampone molecolare ma anche sulla base del solo test antigenico rapido positivo, ogniqualvolta uno di questi test rapidi dovesse essere positivo presso un laboratorio privato dovrà essere confermato da un test molecolare. Si dirà: nulla di nuovo. Era già così, ma il test veniva deciso, gestito e programmato dall’Usl di competenza. La novità, adesso, è che il tampone molecolare dovrà essere rifatto in loco, durante la stessa seduta di prelievo, a carico della persona positiva al primo test. Dovrà quindi essere lo stesso cittadino che, malauguratamente, dovesse risultare positivo, a doversi pagare il tampone molecolare. Con costi che vanno dai 50 ai 100 euro. Questa la cosa che ha destato sconcerto.

I COSTI DEI TAMPONI PRIVATI SOTTO ACCUSA A PERUGIA

I confini di un obbligo

Ci si può rifiutare? A leggere il documento, in teoria, no. Anche se poi, in pratica, qualcuno dovrebbe spiegarci in che modo si possa effettuare un tampone orofaringeo ad una persona non consenziente, a meno di non ricorrere ad un TSO. Fra l’altro, si legge, sono i laboratori e i punti prelievo a dover garantire il rigoroso rispetto di tale prescrizione, oltre a dover comunicare obbligatoriamente i risultati al sistema di biosorveglianza regionale. In caso contrario, scatterà un procedimento di diffida.

SPECIALE CORONAVIRUS – UMBRIAON

Cosa c’è dietro

A leggere il Corriere dell’Umbria, che ha pubblicato la notizia sul giornale di domenica, la decisione sarebbe stata adottata per disincentivare il ricorso massivo ai test sierologici o antigenici che non sono test diagnostici e che invece molti utenti continuano a considerare tali per motivazioni ‘psicologiche’; per togliersi il pensiero della positività, facendo cadere poi (fino allo scorso 25 novembre, data dell’emanazione della deliberazione di giunta regionale) sulla sanità pubblica, l’onere della conferma col molecolare. Un po’ nel segno della decisione di non fare tamponi per certificare la negatività di una persona positiva che ormai da un mesetto è autorizzato ad uscire non dopo la negativizzazione ma dopo che siano decorsi 21 giorni. Eventuali tamponi negativi (richiesti da alcuni datori di lavoro, ad esempio, per riammettere in sede i dipendenti) vanno fatti privatamente.

Luca Coletto

Coletto chiarisce: «C’è libertà di scelta: cittadini informati prima»

Nella tarda serata di lunedì, arriva il chiarimento della Regione attraverso l’assessore alla sanità Luca Coletto: «In merito all’effettuazione dei test per la ricerca di SARS-CoV-2 presso i luoghi di lavoro e le strutture private, si precisa che, qualora un cittadino decida di effettuare un test antigenico o sierologico rapido presso un laboratorio privato, in caso di positività il laboratorio ha l’obbligo di informare il cittadino della possibilità di effettuare contestualmente presso il laboratorio il test molecolare, assumendosi l’onere dei costi. Diversamente, i cittadini potranno valutare se effettuare il tampone nelle strutture pubbliche e, così come avviene già nelle farmacie, di far trasmettere l’esito della positività dell’esame al medico di medicina generale e al dipartimento di prevenzione per la presa in carico del paziente e, quindi a spese del sistema sanitario regionale».

Una delibera ad hoc sui tamponi

«Nel frattempo sarà obbligatorio l’isolamento fiduciario. I criteri per effettuare i tamponi – annuncia Coletto – saranno oggetto di una delibera che recepirà le linee di indirizzo per la sorveglianza e la strategia diagnostica nell’uso dei test per SARS-CoV-2 recentemente approvate dal comitato tecnico scientifico».

LE REAZIONI

Il nostro articolo ha scatenato immediate reazioni da parte dei cittadini ma anche dei rappresentanti politici. La minoranza consiliare ha addirittura presentato una interrogazione urgente riprendendo proprio il titolo di questo articolo nell’incipit della nota stampa: «Da oggi essere positivi in Umbria è una colpa. E costa anche un sacco di soldi. Tutti a carico dei cittadini che in caso di positività al test rapido antigenico o sierologico saranno obbligati a fare a loro spese il test molecolare di conferma in un laboratorio privato».

Thomas De Luca
Interrogazione delle minoranze in Regione 

«L’ennesima beffa per gli umbri – scrivono i gruppi di minoranza in consiglio regionale in una nota congiunta – è stabilita nella delibera di giunta regionale 1139/2020, considerato che la nostra regione è stata tra le prime in cui è saltato il tracciamento dei contagi. Un’altra, ennesima, assurda vicenda per la quale abbiamo chiesto tramite interrogazione alla giunta regionale di fare chiarezza. È legittimo obbligare quei cittadini che sono risultati positivi ad un test rapido, ad effettuare il test molecolare di conferma nello stesso laboratorio privato a loro spese? Quali possono essere le sanzioni a carico dei cittadini in caso di diniego, rifiuto o impossibilità al pagamento del test di conferma in laboratorio privato? Ciò non è assolutamente chiaro e andrebbe spiegato anche a tutela dei laboratori privati che andranno a gestire queste situazioni».

«A rischio l’intero sistema di tracciamento»

«Riteniamo che il sistema sanitario regionale dovrebbe garantire il più ampio sistema di monitoraggio della popolazione possibile e in caso di riscontro di positività tramite test rapido debbano essere i servizi di sanità pubblica a provvedere alla presa in carico e al relativo approfondimento diagnostico. Riteniamo che una tale decisione sia fortemente discriminatoria nei confronti delle fasce più vulnerabili della popolazione a cui verrebbe negato il diritto di tutelare la propria salute e quella dei propri congiunti. Vista la totale assenza – concludono – di un monitoraggio sui prezzi dei tamponi molecolari nelle strutture private e alla luce della mancanza di tracciamento degli asintomatici, riteniamo che questa delibera possa generare un potente disincentivo per i cittadini rendendo ancor più inefficace il sistema di tracciamento necessario per contenere la diffusione della pandemia».

I giovani democratici di Perugia: «La giunta Tesei faccia immediatamente un passo indietro»

«La nuova delibera della giunta regionale è una dichiarazione fallimentare del sistema sanitario regionale», scrive il segretario dei giovani democratici di Perugia Mazzanti. «Siamo molto amareggiati da questa decisione che, in un periodo economico già difficile di per se, scarica i costi di una cattiva gestione direttamente sul cittadino. Confidiamo che la presidente ci ripensi e si faccia guidare dal buonsenso. La positività non è una colpa. l’incompetenza si».

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