di Giovanni Cardarello
La polvere di Yanbu consacra, per la seconda volta in carriera, il talento, il coraggio e la tempra di Tommaso Montanari. La Dakar 2026 va in archivio e, per i colori umbri e il motociclismo italiano tutto, il bilancio ha il volto sorridente del pilota di Terni. Montanari che, in sella alla sua Husqvarna 450 Rally Factory, ha tagliato il traguardo finale con un prestigioso 21° posto assoluto e confermandosi come il miglior italiano nella classifica generale delle moto.

Un traguardo giunto al termine dell’ultima frazione, un anello di poco più di 100 chilometri attorno a Yanbu, che non rappresentava di certo una semplice passerella. Anzi. Tra sassi insidiosi e la pressione di dover difendere il primato tricolore, Montanari ha gestito la gara alla grande mostrando la freddezza del veterano. E nonostante la stanchezza accumulata in due settimane di competizione, il campione di Terni ha mantenuto un ritmo costante, evitando rischi inutili che avrebbero potuto compromettere una scalata iniziata sin dalle prime tappe nel deserto di Al-Ula.mLa sua progressione, del resto, è stata davvero impressionante. Partito fuori dalla top 30, Montanari ha scalato la classifica giorno dopo giorno, mettendo in atto una navigazione quasi perfetta e una capacità di lettura del terreno che lo pone oggi tra i grandi specialisti dei rally raid internazionali.
Il derby italiano
Un risultato che, alla fine dalla Dakar 2026, lo ha visto primeggiare sugli altri concorrenti italiani con un margine rassicurante. Il pilota del team Solarys, infatti, ha preceduto Paolo Lucci, arrivato a Yanbu con un distacco di circa 40 minuti dal ternano dopo aver sofferto alcuni problemi tecnici nella seconda settimana. Più staccati gli altri azzurri, a partire da Tiziano Internò, il ‘vecchio’ delle Dakar che ha comunque portato a termine l’ennesima impresa personale. Per Tommaso Montanari, essere il primo italiano a fine rally è la conferma definitiva di aver raggiunto la maturità tecnica e tattica.
Luciano Benavides vince la Dakar per soli 2 secondi
E se Tommaso Montanari festeggia il suo primato italiano, la classifica assoluta ha regalato un finale da thriller, probabilmente il più serrato in assoluto della storia della Dakar. A vincere è stato l’argentino Luciano Benavides su KTM che ha conquistato il titolo battendo l’americano Ricky Brabec su Honda per appena 2 secondi, su 49 ore complessive di gara. Per lo statunitense una vera beffa. Un distacco infinitesimale che ha premiato la rimonta di Benavides nell’ultima frazione, come accennato affatto banale. Una frazione nella quale l’argentino ha capitalizzato al massimo una piccola incertezza di navigazione di Brabec a pochi chilometri dal termine. A chiudere il podio, lo spagnolo Tosha Schareina.
Orgoglio ternano
Per Montanari si tratta della seconda medaglia da ‘finisher’ (dopo quella del 2024), un risultato che assume un valore ancora più alto se si considera che ha gareggiato con il supporto del Team Solarys, confrontandosi con i colossi ufficiali. ‘Dream. Dare. Live it’, recita il motto della Dakar. Tommaso non solo lo ha sognato e osato, ma lo ha vissuto da protagonista assoluto, portando il nome di Terni sul tetto del mondo dei motori. Ora per lui è tempo di rientrare in Umbria, dove l’abbraccio della sua città e degli appassionati è già pronto.
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