di Francesca Torricelli
Una pallonata fortuita, un dolore improvviso e poi una scoperta che avrebbe potuto cambiare il corso della sua vita. È iniziata così la storia di un paziente dell’ospedale Santa Maria di Terni che oggi, dopo il percorso di cura affrontato, ha scelto di raccontare la propria esperienza per accendere i riflettori non sulle difficoltà della sanità, ma sul lavoro quotidiano di chi ogni giorno si prende cura delle persone.
L’uomo racconta che proprio quell’episodio apparentemente banale si è rivelato decisivo: «A quella pallonata devo dire grazie, perché mi ha permesso di scoprire un brutto male che era silenzioso e che non sapevo di avere». Dopo il gonfiore e il dolore, si è recato al pronto soccorso del Santa Maria. Da quel momento è iniziato un percorso caratterizzato, secondo il suo racconto, da rapidità, attenzione e grande professionalità. «Il martedì dopo Pasqua sono arrivato in pronto soccorso e sono uscito alle otto di sera. In quei tempi sono stati eseguiti gli accertamenti necessari, dall’ecografia alla Tac total body, fino alla diagnosi. La cosa che mi ha colpito è stata la velocità con cui è stato organizzato tutto: il venerdì ero già in sala operatoria».
Un tempismo che, per il paziente, ha fatto la differenza: «Non sapevo cosa avessi dentro e dove sarebbe potuto arrivare se non fosse stato affrontato con una tempistica così veloce. In questo caso ho trovato persone che sono state davvero straordinarie». Il primo ringraziamento va al personale del pronto soccorso, dalle dottoresse del Triage, alle dottoresse Alessia Menicucci e Federica Lavagna, che mi hanno effettuato la prima visita e la prima ecografia: «Sono stati tutti meticolosi e attenti. La loro rapidità negli esami e nella gestione del mio caso è stata fondamentale». Poi il percorso è proseguito in urologia, dove il paziente è stato operato: «Voglio ringraziare tutta l’équipe che mi ha seguito, dalla professoressa Elisabetta Costantini ai dottori Alberto Melchionna e Jacopo Adolfo Rossi De Vermandois, Ester Illiano, insieme alle coordinatrici Roberta Falchetti e Cristina Proietti, oltre a tutto il personale infermieristico e agli operatori socio-sanitari».
Una vicinanza che, racconta, non si è interrotta nemmeno nei giorni festivi: «C’era il ponte del primo maggio, ma sono stato seguito sempre, prima e dopo l’intervento, con una cura e un’attenzione che mi hanno dato sicurezza». Dopo la fase chirurgica è iniziato il percorso oncologico, seguito dalle dottoresse Marina Moretti e Annalisa Guida. Un passaggio delicato, affrontato con la consapevolezza di trovarsi in un reparto particolare: «Per quanto sia un luogo difficile, ho trovato umanità, comprensione e vicinanza. Anche quando è stato necessario un ricovero per non interrompere la terapia durante i giorni festivi, ho visto una grande attenzione verso il paziente».
Nel suo racconto c’è spazio anche per chi spesso rimane più ‘nascosto’: «Vorrei ringraziare tutte le persone che ho incontrato, dalla signora che apre la sbarra del parcheggio e accoglie i pazienti al mattino, fino ai volontari Aucc – Associazione umbra contro il cancro, che regalano un sorriso, un tè caldo, un caffè, una merenda. In momenti così anche un piccolo gesto può avere un valore enorme». La conclusione del paziente è un messaggio di riconoscenza: «Si parla spesso di malasanità, ma io ho vissuto una realtà diversa. Ho trovato professionalità, preparazione e soprattutto umanità. Quello che fanno queste persone non lo considero solo un lavoro: è una missione, una vocazione».






