di Giovanni Cardarello
Una revisione profonda delle convenzioni con le strutture private, una filiera stringente di controllo sulle prescrizioni mediche e il potenziamento immediato della medicina del territorio per alleggerire la pressione sui pronto soccorso dell’Umbria. Sono queste le macro-proposte avanzate dal Cub Sanità italiana di Perugia nel corso di un’audizione svoltasi davanti alla Terza commissione consiliare della Regione Umbria, incentrata sul nuovo Piano socio-sanitario regionale.
I rappresentanti del sindacato, Fabio Paganini (responsabile provinciale) e Andrea Trevisani, spiega La Nazione Umbria oggi in edicola, hanno illustrato una radiografia impietosa delle criticità quotidiane della sanità umbra, supportata da dati macroscopici sul fronte dell’appropriatezza diagnostica e degli accessi ospedalieri.
Il nodo degli esami superflui
Secondo quanto riferito dall’associazione dei medici radiologi e rilanciato dal Cub, ben il 40% delle richieste di esami radiologici risulta del tutto inappropriato. Un volume enorme di prestazioni superflue che finisce per intasare i canali pubblici, dilatando a dismisura le liste d’attesa.
«Le liste d’attesa si creano per molteplici motivi – ha spiegato Paganini –, ma l’impatto principale è legato all’appropriatezza delle richieste provenienti sia dall’interno delle strutture sanitarie sia, soprattutto, dalla medicina di base. È urgente istituire una filiera di controllo dotata di criteri specifici e protocolli rigorosi». Accanto al filtro prescrittivo, il sindacato ha sottolineato l’importanza di investire nel personale medico e infermieristico per estendere gli orari di utilizzo dei macchinari e della strumentazione diagnostica già presente nelle strutture.
La revisione dei contratti con i privati
Nel mirino del sindacato c’è anche il modello di integrazione con il comparto privato, considerato un settore in cui recuperare risorse preziose da dirottare sulla sanità pubblica: «Il sistema di convenzionamento delle strutture sanitarie private sviluppato negli anni va completamente rivisto. Queste realtà vanno ridotte nel numero e le risorse finanziarie liberate devono essere reinvestite interamente nel sistema pubblico».
L’emergenza pronto soccorso e i ritardi del Pnrr
L’altro grande nodo strutturale riguarda il sovraffollamento delle strutture di emergenza e urgenza regionali, dove i ‘codici bianchi’ rappresentano circa il 70% della totalità dei pazienti in attesa. Un flusso che potrebbe essere intercettato a monte se la medicina territoriale funzionasse a pieno regime.
Su questo punto, Paganini ha espresso forte preoccupazione per la gestione dei fondi legati al Pnrr: «Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza offre risorse rilevanti da investire in tempi precisi per attivare le Case della Salute e gli Ospedali di Comunità. Riscontriamo tuttavia un pesante ritardo nella loro operatività, e questo stallo si scarica drammaticamente sulla rete d’emergenza, privando i cittadini di filtri territoriali adeguati»






