Terni – dove era stato ipotizzato l’accorpamento fra gli istituti comprensivi ‘Don Milani’ e ‘De Filis’ – si salva. Gubbio e Città di Castello – che perdono una dirigenza ciascuno – no.
GLI ACCORPAMENTI A GUBBIO E CITTA’ DI CASTELLO (.PDF)
Questo è stato deciso dal commissario ad acta, e neo direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale dell’Umbria, Ernesto Pellecchia. La comunicazione ufficiale – ovvero il decreto che recepisce il dimensionamento – è stata pubblicata nella giornata di mercoledì 28 gennaio sul sito dell’Usr. Genitori e personale dei due istituti ternani vincono così la loro battaglia, spinta anche da una petizione che ha sfiorato le 1.500 firme, da assembleee e un presidio sotto la prefettura cittadina.
A Gubbio l’accorpamento riiguarda il I circolo ‘Matteotti’, il II ‘Aldo Moro’ e il III ‘San Martino’. A Città di Castello riguarda invece I e II circolo. Come riporta lo stesso decreto del direttore generale dell’Usr, contro il provvedimento «è ammesso ricorso giurisdizionale al Tar o straordinario al Presidente della Repubblica, rispettivamente entro 60 o 120 giorni». E – in via ipotetica – se la Regione Umbria dovesse procedere in tal senso, finirebbe per impugnare una decisione che, nei fatti, è in qualche modo favorevole a Terni. E, viene da immaginarlo, c’è chi potrebbe leggere analogie con quanto già accaduto sulla discussa vicenda stadio-clinica.
Intanto ricorrerà di sicuro il Comune di Città di Castello che giovedì, in una nota a firma del sindaco Luca Secondi e dell’assessore comunale Letizia Guerri, afferma che «l’amministrazione comunale ha attivato le procedure per la presentazione di un ricorso al Tar contro il decreto direttoriale 62 del 28 gennaio 2026 che definisce l’assetto dell’organizzazione del sistema scolastico della regione Umbria nell’anno 2026/2027. Stamattina inoltre – aggiungono Secondi e Guerri – ci siamo trovati nella necessità di depositare presso l’Ufficio scolastico regionale un’istanza di accesso agli atti per conoscere le motivazioni del provvedimento contenute nel decreto direttoriale 60 del 27 gennaio 2026 sul piano del dimensionamento della rete scolastica nel 2026/2027: motivazioni che non sono state pubblicate e che siamo tenuti a sapere, perché sono il fondamento dell’accorpamento di istituti che è stato stabilito per Città di Castello dal successivo decreto direttoriale 62. Abbiamo, infine, scritto al Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del ministero dell’Istruzione e del Merito e al direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria, nella sua veste anche di commissario ad acta per il dimensionamento scolastico, per chiedere un immediato e urgente confronto sul coinvolgimento dell’istituto di istruzione secondaria di primo grado ‘Alighieri-Pascoli’ nell’azione di riorganizzazione del sistema scolastico della regione Umbria per l’anno 2026/2027. Atti formali e sostanziali – precisano il sindaco Secondi e l’assessore Guerri – per dire che non accettiamo una scelta illogica e dannosa, con cui viene di nuovo colpito un territorio come quello di Città di Castello che ha già sopportato i sacrifici della riorganizzazione scolastica regionale».
I commenti

Critico l’assessore regionale all’istruzione, Fabio Barcaioli, secondo cui «il ministro Valditara ha scelto di andare avanti senza ascoltare la Regione, colpendo la scuola pubblica nel suo insieme e riducendola a una variabile di bilancio. È una scelta che penalizza studentesse, studenti, famiglie e tutto il personale scolastico, dai docenti al personale Ata. In questa vicenda – prosegue Barcaioli – alcune forze hanno preferito tutelare il proprio orticello, rinunciando a una visione complessiva della scuola in Umbria. Così la nostra scuola è stata sacrificata a equilibri e rapporti politici. Il risultato è un dimensionamento deciso all’ultimo momento, che a Città di Castello porta alla nascita di due istituti comprensivi tra i più grandi dell’Umbria. Noi intanto aspettiamo l’esito del ricorso al Presidente della Repubblica che potrebbe avere effetti sulle decisioni assunte. Auspico – aggiunge l’assessore regionale – che questo atto rappresenti l’ultimo passaggio di un triennio segnato da tagli continui alla scuola tutta. Una stagione che ha indebolito il sistema scolastico e che deve terminare per lasciare spazio a una progettazione diversa, capace di accompagnare studentesse e studenti verso competenze aggiornate, digitali e orientate al futuro, tutelando al tempo stesso chi lavora. La scuola – conclude Barcaioli – non può continuare a essere trattata come uno strumento di risparmio e la Regione continuerà a farsi portavoce delle istanze di chi la scuola la vive ogni giorno, affinché il diritto all’istruzione e alla formazione torni al centro delle scelte politiche».

La vedono in modo diametralmente opposto i consiglieri regionali di opposizione – Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega), Eleonora Pace, Paola Agabiti e Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia), Laura Pernazza e Andrea Romizi (Forza Italia), Nilo Arcudi (Umbria Civica) – che attaccano senza mezzi termini l’assessore Barcaioli e la Regione. «Sul tema del dimensionamento scolastico – scrivono – l’assessore regionale Barcaioli, invece di esercitare con responsabilità il proprio ruolo istituzionale e promuovere un confronto serio e costruttivo con il ministero, ha scelto la strada della propaganda e della strumentalizzazione politica. Un comportamento che certifica non solo l’evidente inadeguatezza al ruolo che ricopre e la totale incapacità di assumere decisioni, ma anche una gestione approssimativa e ideologicamente orientata, nella quale l’interesse di parte viene sistematicamente anteposto al bene delle comunità, delle famiglie e del mondo scolastico umbro. Sarebbe stato sufficiente svolgere fino in fondo il proprio lavoro, avviare per tempo un confronto reale con i territori e assumere decisioni condivise per evitare il commissariamento della Regione, che è stato prima provocato e poi strumentalmente utilizzato dall’assessore come pretesto per attaccare il Governo, nel goffo tentativo di scaricare altrove la propria incapacità e le proprie responsabilità politiche e amministrative. Come centrodestra al governo della Regione Umbria, siamo stati in grado di attuare cinque proposte di dimensionamento su nove previste dal governo Draghi, avviando un confronto con i territori e recependo in piena sinergia e collaborazione istituzionale le proposte dei sindaci, senza scatenare polemiche e senza i teatrini ai quali stiamo assistendo in queste ore. Altri due sono stati proposti dai sindaci di centrodestra di Foligno, Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria. L’assessore Barcaioli – proseguono i consiglieri di centrodestra – avrebbe dovuto procedere ai restanti due dimensionamenti, aprendo un’interlocuzione con le comunità interessate, come è stato fatto in precedenza. Ha avuto un anno di tempo per farlo, nel corso del quale prima ha approvato i dimensionamenti, poi li ha sospesi bloccando la procedura. Ha preferito quindi la strada della polemica, della strumentalizzazione, evidenziando mancanza di visione e arroganza. Invece di polemizzare, dovrebbe dimettersi per manifesta incapacità. Nei mesi precedenti la Regione aveva la possibilità di procedere in autonomia alla modifica dell’istruttoria tecnica che definiva territori e criteri di accorpamento scolastico. Tuttavia la giunta Proietti non è stata in grado di adottare nei tempi previsti un atto concreto e, per questa inerzia, è stata commissariata. I territori individuati per il dimensionamento non sono stati decisi dal commissario ma erano già presenti nell’istruttoria tecnica che la Regione avrebbe potuto modificare. Non l’ha fatto e ora cerca di scaricare le responsabilità sul Governo. Va fatta chiarezza anche su altri aspetti – aggiungono i consiglieri di minoranza -. Il ministro Valditara ha più volte sottolineato come il dimensionamento scolastico non comporti la chiusura di alcun plesso scolastico, non comporta tagli al personale e non taglia i servizi, le modifiche riguardano esclusivamente aspetti organizzativi. Si tratta di accorpamenti di natura giuridica con l’obiettivo di rendere più efficiente l’organizzazione delle istituzioni scolastiche, semplificando gli organici e riducendo le reggenze senza penalizzare i servizi per studenti, famiglie e personale. Non esistono ‘tagli alla scuola’ e nessuno vuole colpire il sistema pubblico, contrariamente alla narrazione allarmistica portata avanti dalla sinistra. Il criterio del dimensionamento non è una scelta ideologica del Governo, bensì una normativa nazionale applicata in tutte le regioni italiane e legata a misure dettate dal Pnrr che porteranno maggiori fondi da investire proprio sulla scuola. Invitiamo l’assessore Barcaioli – concludono Melasecche, Tesei, Pace, Agabiti, Giambartolomei, Pernazza, Romizi e Arcudi – a smettere di alimentare un clima di allarme e a uscire dalla propaganda ideologica di una sinistra che preferisce gridare al disastro piuttosto che assumersi la responsabilità di governare. Dopo oltre un anno di mandato segnato dall’assenza di risultati concreti, sarebbe ora che l’assessore dimostrasse competenza e serietà, mettendo al centro l’interesse del territorio umbro, delle comunità scolastiche e delle famiglie, anziché continuare a usare la scuola come strumento di scontro politico».

Per il gruppo del Pd in consiglio regionale «la scuola pubblica non può diventare una voce di bilancio da tagliare per far quadrare i conti, tanto più quando, per regioni come le nostre, diventa fattore di coesione sociale e di crescita culturale per le aree interne». I consiglieri regionali Dem dell’Umbria esprimono «netta contrarietà alla decisione del Governo di andare avanti nel dimensionamento scolastico, senza alcuna partecipazione e senza aspettare l’esito del ricorso al Presidente della Repubblica. Siamo sconcertati da una gestione della scuola pubblica a colpi di decisioni prese dall’alto, senza una minima idea di programmazione territoriale o di storicità. L’Umbria si era già sacrificata e non meritava un’ulteriore batosta, soprattutto senza un riconteggio delle iscrizioni come invece si sarebbe dovuto svolgere. Sposiamo dunque – concludono – qualsiasi azione che l’assessore regionale Barcaioli e la giunta vorranno portare avanti per difendere la scuola pubblica, il territorio e l’Umbria».

La consigliera regionale del Pd e già sindaco di Monte Santa Maria Tiberina (Perugia), Letizia Michelini, parla di «una decisione inaccettabile che colpisce in modo ingiusto l’alta Umbria, Città di Castello e Gubbio, sulla base di numeri che non giustificano le decisioni prese dal Governo. Chiederò – aggiunge – un’informativa urgente e una mozione urgente nel corso della prossima seduta dell’assemblea legislativa, affinché la giunta regionale riferisca in aula sul commissariamento, sui criteri adottati dal Governo e sulle conseguenze concrete per il sistema scolastico regionale e i territori coinvolti e per chiedere ogni azione utile del governo regionale nelle sedi competenti. La decisione del Governo nazionale, a guida Giorgia Meloni, di commissariare la Regione Umbria sul tema del dimensionamento scolastico – prosegue Michelini – ha rappresentato un atto grave e politicamente inaccettabile. La Regione Umbria si era opposta con ragioni fondate e motivate a un piano di ridimensionamento sproporzionato tra le due province, avendo già dato attuazioni. Nonostante ciò, il Governo ha scelto la strada della forzatura istituzionale, commissariando la Regione e imponendo dall’alto decisioni che ignorano il confronto, i numeri e il ruolo delle autonomie locali. Particolarmente grave – osserva l’esponente del Pd – è la scelta di intervenire proprio sull’alta Umbria, che per i numeri avrebbe dovuto rimanere indenne da questa fase. Una decisione che si configura come un vero schiaffo politico al nord dell’Umbria, destinato ad avere ripercussioni istituzionali, sociali e politiche profonde».

Per il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi, e l’assessore comunale alle politiche scolastiche Letizia Guerri, «al danno si aggiunge la ‘beffa’. L’assurdità di questa decisione presa dal commissario nominato dal governo va ad aggravare la situazione di una scuola demolita e abbandonata a se stessa per responsabilità sempre di livello nazionale. Questa assurda decisione, alla quale ci opporremo in tutte le sedi, penalizza ulteriormente il nostro territorio che anziché avere risposte concrete, riceve ‘schiaffi’. Una scelta illogica e umiliante che non possiamo accettare. Ogni anno il comune a settembre come da prassi ha inviato all’Usr una comunicazione condivisa con tutti i presidi di ogni ordine e grado del territorio con cui si oppone al dimensionamento del territorio stesso in particolare per la Alighieri-Pascoli. Le direzioni didattiche che si vanno ad eliminare con il dimensionamento imposto contano circa 800 studenti cadauna. Con i comprensivi che andrebbe a definire il dimensionamento inoltre darebbe il via alla creazione di “mostri” a livello amministrativo-gestionale. Davvero una scelta illogica che va contro la necessità di andare ad incidere su istituti con numeri bassi finalizzata a risparmiare. Questo dimensionamento tra l’altro divide la Dante Alighieri che era già stata oggetto di dimensionamento: in passato c’erano due dirigenze scolastiche la Alighieri appunto e la Pascoli. Sono state fuse e si è creato l’Alighieri-Pascoli. Il dimensionamento creerebbe due comprensivi, uno facente riferimento con Alighieri ed uno con la Pascoli. Peccato che gli studenti sono tutti in un unico plesso perché la ‘Dante’ non c’è più. Quindi un edificio che accoglieva i 300 studenti della Pascoli ne accoglie 650 quelli della Alighieri-Pascoli con due classi in esterna senza la sede secondaria per cui c’è anche il problema a livello di sicurezza e di creazione pratica: è una situazione illogica. Da tre anni il Comune esprime formalmente la propria contrarietà a questa decisione del dimensionamento che mette in difficoltà le famiglie e dà uno ‘schiaffo’ ad un Comune che ha investito tanto sulla qualità del percorso formativo, sulle scuole e che sconta una ferita che è sotto gli occhi di tutti, quella della Dante Alighieri che è imputabile ad altri».

Sul tema interviene anche il professore Franco Coppoli (Cobas): «Le lotte sono quelle che pagano. C’è stata un’immediata mobilitazione, 2 mila firme raccolte in tre giorni, i presìdi e l’interlocuzione con la prefettura. Unità del territorio e della scuola per mantenere quelle due esperienze educative: è un importante passaggio. Rimaniamo contrari a qualsiasi forma di accorpamento e invitiamo i colleghi di Perugia a mobilitarsi contro i tagli e in difesa della scuola pubblica. Se ci si organizza, si cambiano le cose e uniti si vince».
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