di Claudio Nannini
Segretario regionale SAP Umbria
Le tre morti avvenute negli ultimi giorni a Terni, riconducibili al consumo di sostanze stupefacenti, rappresentano l’ennesimo segnale di una situazione che non può più essere affrontata con interventi episodici o con strategie orientate soprattutto alla visibilità. È una tragedia che interpella tutti e che impone una riflessione seria su come viene affrontato il fenomeno dello spaccio nella nostra città.

Da tempo il SAP denuncia una criticità ormai cronica: la carenza di personale negli uffici della polizia di Stato. Un problema che incide direttamente sulla capacità di presidiare il territorio, ma soprattutto di sviluppare quell’attività investigativa che resta l’unico strumento realmente efficace per colpire le organizzazioni criminali che alimentano il mercato della droga.
Negli ultimi anni si è spesso preferito inseguire risultati immediatamente spendibili sul piano statistico o mediatico, mentre il contrasto alle reti dello spaccio richiede tempo, professionalità, risorse e continuità investigativa. Non basta moltiplicare i controlli se poi manca la possibilità di sviluppare indagini approfondite capaci di individuare i livelli superiori delle organizzazioni criminali. Anche perché è evidente che provvedimenti come gli obblighi di dimora, da soli, difficilmente riescono a incidere su un fenomeno che continua a espandersi.
La squadra Mobile di Terni, che rappresenta il principale presidio investigativo della provincia, opera da tempo in condizioni di sofferenza sul piano dell’organico. È una realtà nota agli addetti ai lavori, ma sulla quale continua a calare un silenzio che rischia di diventare assuefazione.
Eppure Terni può contare su un’autorità giudiziaria preparata e particolarmente sensibile ai reati legati agli stupefacenti. Quando le forze investigative vengono messe nelle condizioni di lavorare, i risultati arrivano. Lo ha dimostrato, tra le altre, l’operazione ‘Amazzone’ dello scorso giugno, che ha evidenziato quanto un’attività investigativa ben strutturata possa produrre effetti concreti nella lotta al narcotraffico.
Dietro ogni episodio di spaccio non c’è soltanto il degrado urbano che tutti vedono. Ci sono organizzazioni articolate, interessi economici rilevanti e reti criminali che possono essere smantellate soltanto attraverso indagini pazienti e mirate. È lì che bisogna investire, se davvero si vogliono dare ai cittadini risposte credibili e durature.
Per questo il SAP torna a chiedere un rafforzamento degli organici, in particolare negli uffici investigativi. È una scelta che riguarda la sicurezza della comunità, ma anche la tutela delle donne e degli uomini della Polizia di Stato, chiamati da anni a sostenere carichi di lavoro sempre più pesanti, accumulando ferie arretrate e sacrificando spesso il diritto al necessario recupero psicofisico.
Garantire al personale condizioni di lavoro sostenibili non significa fare un favore ai poliziotti. Significa mettere chi è chiamato a garantire la sicurezza pubblica nelle condizioni migliori per svolgere il proprio servizio. E oggi, davanti a una sfida complessa come quella rappresentata dal traffico di droga, questa dovrebbe essere una priorità assoluta.
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