di Maria Luce Schillaci
L’architetto ternano Alessio Patalocco protagonista in India con un’installazione che porta anche la sua firma e che si trova nel museo DakshinaChitra. Intitolata ‘AMMAM’, è stata realizzata da architetti-artisti e docenti della VIT School of Architecture. L’inaugurazione si terrà il 10 maggio presso la sala seminari del museo DakshinaChitra, rinomato polo culturale dedicato alla valorizzazione dell’arte, dell’architettura e delle tradizioni dell’India meridionale, situato sulla pittoresca East Coast Road a Muttukadu. L’installazione è stata creata dall’architetta e artista di Chennai, Renuka Devi, e dall’architetto Patalocco.
L’opera, come spiegano i suoi creatori, abita lo spazio che intercorre tra due culture: geograficamente distanti, eppure inaspettatamente vicine. Si tratta, nel particolare, di una struttura di tubi di ferro intrecciati con strisce colorate nelle tonalità del rosa, del blu e del viola: tre sfumature che evocano le diverse sfaccettature della femminilità. Tra queste strisce sono intessute storie scritte dai visitatori, rendendo l’opera tanto loro quanto degli artisti stessi. È uno spazio che custodisce il linguaggio, la memoria e la quieta sorpresa di scoprire una connessione proprio laddove meno ci si aspettava di trovarla.
La collaborazione è scaturita in modo organico dall’attività didattica presso la VIT School of Architecture, dove Renuka e Alessio si sono incontrati nel giugno del 2025. Lei stava conducendo un’esercitazione basata sull’origami all’interno del suo laboratorio di progettazione, e ha invitato Alessio a osservare il lavoro. Ciò che ha suscitato l’interesse di entrambi è stata ‘l’intelligenza intrinseca della piegatura della carta’ e la dualità che essa genera: rigidità e flessibilità, precisione e adattabilità.
Da quel punto, le loro conversazioni si sono orientate verso l’architettura templare indiana e verso il concetto di progressione, di attraversamento di soglie e di gerarchia spaziale. Hanno inoltre individuato un riferimento comune nella letteratura incisa sulle superfici architettoniche — dall’India e dall’Egitto fino alla Colonna Traiana di Roma — rafforzando l’idea di un’espressione universale di radicamento, ascesa e connessione tra la terra e qualcosa che va oltre. Tutto ciò li ha infine condotti al nucleo emotivo dell’opera: l’istinto di rivolgersi, senza esitazione alcuna, alla propria madre.






