di Giovanni Cardarello
Il delicato equilibrio tra la necessità di abbattere le liste d’attesa e la qualità delle prestazioni sanitarie torna a infiammare l’assemblea legislativa dell’Umbria. Al centro del dibattito, l’acceso botta e risposta tra il consigliere Matteo Giambartolomei (FdI) e la presidente della giunta, Stefania Proietti, incentrato sulla recente rimodulazione delle agende di prenotazione della Usl Umbria 1.
L’affondo di FdI: «L’atto clinico non può essere compresso»
A innescare la polemica è stato Giambartolomei che ha riportato in aula le preoccupazioni delle principali sigle sindacali della dirigenza medica. Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, l’azienda sanitaria avrebbe proceduto a una «rimodulazione unilaterale» dei tempi di visita ambulatoriale, imponendo di fatto una contrazione del tempo dedicato al paziente con l’unico obiettivo di aumentare i volumi e ‘svuotare’ le liste.
A supporto della sua tesi, si legge su ‘La Nazione Umbria‘, il consigliere regionale ha citato una recente giurisprudenza del Tar della Lombardia (febbraio 2026) che ha chiarito come i tempari regionali, strumenti utilizzati per definire i tempi standard, debbano avere una valenza esclusivamente organizzativa e non vincolante. «Il medico – ha ribadito Giambartolomei – deve mantenere integra la propria autonomia nel determinare la durata della prestazione in base alla specificità del caso concreto». Per l’opposizione di centrodestra, dunque, trasformare le visite in una corsa contro il cronometro rappresenterebbe una misura tanto illegittima quanto rischiosa per la salute dei cittadini.
La replica di Proietti: «Nessun cronometro ma razionalizzazione»
La risposta della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti non si è fatta attendere. Una risposta che punta a smontare l’attacco dell’opposizione e sul racconto di una sanità guidata dall’orologio. Secondo la Proietti, l’intervento della Usl Umbria 1 non va letto come un’imposizione burocratica sui tempi della clinica, ma come una necessaria operazione di efficientamento del sistema. L’obiettivo dichiarato della Regione Umbria è quello di superare le storiche disomogeneità tra le diverse strutture aziendali, per garantire al cittadino lo stesso trattamento organizzativo a prescindere dal presidio sanitario scelto.
Stefania Proietti in consiglio regionale ha tenuto a precisare che la razionalizzazione delle agende è il frutto di un percorso condiviso con i responsabili delle unità operative, con una finalità esclusivamente di programmazione. «Non c’è alcuna volontà di comprimere l’atto clinico», ha assicurato la presidente in aula, sottolineando come l’autonomia e la responsabilità professionale del medico restino intoccabili e protette dai principi deontologici e dalla normativa vigente. Per la Regione, pertanto, si tratta di un’azione di responsabilità: un tentativo di bilanciare finalmente domanda e offerta per rendere il sistema sanitario umbro più agile, equo e meno congestionato.
Uno scontro di prospettive
Il confronto lascia sul tavolo due visioni opposte della gestione sanitaria: da un lato il timore che la fretta di produrre numeri possa svuotare di significato il rapporto medico-paziente; dall’altro la convinzione della giunta che, senza una riorganizzazione strutturale dei tempi di prenotazione, le liste d’attesa rimarranno un nodo impossibile da sciogliere. Il clima resta teso, mentre i sindacati continuano a monitorare gli effetti di quello che la governatrice definisce «efficientamento» e l’opposizione «compressione dei diritti».






