Non cerca uno scontro né una rivalsa personale. Chiede soltanto che la sua esperienza possa servire da monito affinché altre persone anziane o non autosufficienti non si trovino ad affrontare situazioni analoghe. È questo il motivo che ha spinto una donna ternana, invalida e con difficoltà motorie, a raccontare a umbriaOn quanto vissuto dopo essersi rivolta a un’agenzia di assistenza domiciliare per trovare una badante.
La donna spiega di aver illustrato fin dall’inizio le proprie condizioni di salute e le necessità quotidiane. «Avevo fatto venire anche il responsabile dell’agenzia a casa – racconta – proprio per spiegargli quali fossero i miei bisogni. Mi aveva rassicurata e avevo riposto fiducia in loro». Secondo il suo racconto, però, le persone inviate non si sarebbero rivelate adatte al tipo di assistenza richiesta. La prima badante, rimasta per alcuni giorni, «non sapeva cucinare e non era preparata per assistere una persona nelle mie condizioni», riferisce la donna, aggiungendo di aver segnalato più volte le proprie difficoltà all’agenzia.
Dopo circa undici giorni sarebbe arrivata una seconda assistente. «All’inizio mi era sembrata una brava ragazza – racconta – ma gli ultimi giorni mi sono sentita umiliata». La donna riferisce di essere stata trattata con scarsa attenzione nei momenti in cui aveva bisogno di aiuto, anche per esigenze legate alla propria condizione fisica, sostenendo di aver ricevuto risposte poco rispettose e di essersi sentita mortificata. A pesare, secondo il suo racconto, anche la difficoltà di comunicazione dovuta alla limitata conoscenza della lingua italiana da parte dell’assistente. «Avevo bisogno di essere aiutata e accompagnata, invece mi sono sentita trattata come un peso», afferma.
Terminata quell’esperienza, la donna ha deciso di affidarsi a una persona individuata autonomamente, con la quale dice di aver finalmente trovato l’assistenza di cui aveva bisogno. Successivamente, però, racconta di aver dovuto sostenere comunque ulteriori costi con l’agenzia, poiché – riferisce – non avrebbe comunicato per iscritto la cessazione del rapporto, una procedura di cui dice di non essere stata informata. La donna, pur non volendo indicare il nome dell’agenzia, ha un obiettivo: «Vorrei che le agenzie capissero che è importante che scelgano persone preparate e davvero adatte a lavorare con anziani e malati. Chi è fragile ha bisogno di essere aiutato con competenza, rispetto e umanità. Penso soprattutto a chi magari non riesce nemmeno a difendersi».






