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Home » Necropoli di Lugnano, ancora novità

Necropoli di Lugnano, ancora novità

di Simone Francioli
14 Aprile 2021
in Cultura, Dal territorio
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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«Non ho mai visto nulla di simile. È estremamente inquietante e strano». Parole di David Soren, il professore che dal 1987 dirige gli scavi nell’area della ‘Necropoli dei bambini’ di Lugnano in Teverina: emersi nuovi particolari ed ulteriori informazioni sul sito. Ritrovato uno scheletro appartenente ad un bambino di circa dieci anni.

LA NECROPOLI DI LUGNANO IN TEVERINA: LA CAMPAGNA DI SCAVI

Il lavoro e lo studio

L’area è stata scoperta anni fa dall’equipe di archeologi statunitensi diretti da Soren e la sua frase è stata riportata – del tema se ne è parlato nell’ultimo consiglio comunale – dal vicesindaco di Lugnano in Teverina, Alessandro Dimiziani: è lui ad aver citato uno studio recente della Stanford University proposto dal professor David Pickel: Secondo lo studioso la necropoli sembrava essere destinata a neonati, feti, e bimbi di pochissimi anni. «Tra le 50 sepolture finora rinvenute – viene ricordato – i resti del bambino più grande appartenevano infatti ad un defunto di circa tre anni. Ma il fatto di aver ritrovato anche uno scheletro appartenente ad un bambino di circa 10 anni fa supporre agli archeologi che il cimitero potesse ospitare anche bambini un po’ più grandi». Per Pickel dunque «l’età di questo bambino e il tipo di sepoltura unica, con un sasso posto nella sua bocca, rappresenta un’anomalia all’interno di un cimitero già anomalo». Per il ricercatore statunitense il cimitero potrebbe essere molto utile «per gli studi sulla terribile epidemia di malaria che colpì l’Umbria e il centro Italia circa 1500 anni fa e che è ricordata nelle sue epistulae da un vescovo che da Ravenna scese a Roma nell’estate del 467».

NECROPOLI LUGNANO: «PROVE DI MALARIA»

L’ipotesi

Pochi anni prima, nel 452, il re degli Unni, Attila, rinunciò a marciare verso Roma: una delle ipotesi è che venne dissuaso da una sconosciuta pestilenza che ammorbava l’aria lungo le strade che da nord conducevano alla città eterna. «Secondo gli archeologi – evidenzia la Provincia di Terni – che studiano la necropoli di Lugnano, quella pestilenza non era altro che la malaria, responsabile della morte di tutti quei bambini sepolti nella villa romana. Nelle cinque stanze riadattate a cimitero, gli archeologi hanno trovato le ossa di bambini e neonati con accanto oggetti e resti di animali, in particolare di cuccioli di cane, che testimoniano la volontà di accompagnare i piccoli resti con quelli di compagno nell’oltretomba. Altro particolare sul quale si stanno concentrando gli studioso è il fatto che tutti i bambini furono sepolti nell’arco di poche settimane, o forse anche di pochi giorni, durante una lunga estate che portò una terribile malattia ritenuta fra le possibili concause del declino del mondo antico».

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