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Home » Orvieto, pendolari: «Guai proseguono»

Orvieto, pendolari: «Guai proseguono»

di Simone Francioli
14 Febbraio 2018
in Attualità, Dal territorio, Opinioni
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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del comitato pendolari Roma-Firenze

«Ogni promessa è debito» ricorda fino al prossimo 4 marzo ai viaggiatori/elettori l’Istituto Bruno Leoni con grandi contatori del debito pubblico installati nelle stazioni di Roma e Milano. Mercoledì sulla Roma-Firenze facciamo soprattutto il conto dei ritardi, ben sapendo che anche ogni ritardo è debito, nella vita e nel lavoro di ciascuno. E un costo enorme di risorse per un paese con molti meccanismi in corto circuito.

Il piccolo esempio relativo solo al treno 581 di mercoledì. Il treno Ic 581 da Firenze, che porta ogni giorno a Roma circa 800 viaggiatori in gran parte pendolari dalle stazioni di Terontola, Chiusi e Orvieto, parte da Firenze con 80 minuti di ritardo per ‘ritardo nella preparazione del treno’ (sic!). In seguito sopraggiunge anche un problema sulla linea direttissima fra Orte e Civitella d’Agliano, sembra un problema agli impianti elettrici della linea.

Dei circa 500 o 600 viaggiatori da Orvieto molti si organizzano per raggiungere in automobile la stazione di Orte. Ecco alcuni contatori che iniziano a correre: costi del pedaggio autostradale, del carburante, del parcheggio alla stazione di Orte, moltiplicato per una decina di automobili; emissioni di CO2 dovute al trasporto su gomma, in orario di punta, di decine di persone che avevano già pagato un viaggio in treno per la stessa tratta; arrivo a Roma Termini con circa 40 minuti di ritardo sull’orario previsto e conseguente ritardo di circa un’ora all’ingresso sul posto di lavoro (con una stima di circa 50 ore di lavoro perse in totale), oltre a questo appuntamenti mancati, lezioni perse, maggiore tempo speso sui mezzi di trasporto urbani di Roma etc..

Circa 200 o 300 viaggiatori dalle stazioni di Terontola, Arezzo, Chiusi e alcuni dalla stazione di Orvieto, arrivano a Roma Termini alle 11.17 con 180 minuti di ritardo: una stima di circa altre 750 ore di lavoro complessive perse. 800 ore di lavoro perse nei settori più vari: scuola, banche, università, istituzioni, enti, associazioni etc. Il costo medio di un’ora di lavoro in Italia era nel 2017 di 27 euro. Parliamo quindi di 21 mila 600 euro, in termini di soli costi del lavoro, per un solo treno, persi in una sola mattina su una delle infrastrutture strategiche del paese.

A queste andrebbero poi aggiunte le ore perse da quanti hanno scelto di prendere un giorno di ferie. E le ore che molti volenterosi, a spese del proprio tempo, hanno speso in smartworking dal treno fermo nelle campagne del viterbese. Capiremo forse meglio nelle prossime ore cosa è successo di preciso. Di fatto sappiamo quanto la Roma-Firenze, in particolare nel tratto fra Orte e Settebagni, sia una linea sovraccarica di treni e conosciamo tutti i problemi che ciò produce. A quando un utilizzo più razionale ed efficiente della linea che consenta a tutti i cittadini di usufruire di una infrastruttura strategica per il nostro territorio e per il paese?

Chi chiede promesse riceve promesse, e forse le merita. Noi ci aspettiamo invece ragionamenti di buon senso sulla gestione del futuro. E non vorremmo davvero più sentir dire, come è accaduto in un dibattito elettorale locale nei giorni scorsi, che l’Umbria è isolata perché la direttissima e l’autostrada del sole non passano in Regione… Ci passano! E vorremmo che si cercasse di lavorare perché le infrastrutture che abbiamo siano utilizzate al meglio.

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