di Giovanni Cardarello
Il sogno – argentino – di mezza estate (quella del 2024) del Perugia Calcio deve fare i conti con la realtà di quanto accade a Buenos Aires. Sì perché mentre i tifosi e gli appassionati del Grifo cercano di decifrare il nuovo corso societario, dal Sudamerica rimbalzano ancora accuse importanti che, giocoforza, condizionano l’ottimismo e la benevolenza che hanno accompagnato l’arrivo di Javier Faroni a Pian di Massiano. Come noto lo scorso 29 dicembre il proprietario del Perugia è stato ufficialmente convocato dal tribunale federale n.2 di Lomas de Zamora dove il prossimo 19 gennaio dovrà confrontarsi con i giudici nell’ambito di un’inchiesta per presunta frode e riciclaggio.
L’inchiesta: il fiume di denaro verso gli USA
Le cifre analizzate dai magistrati argentini e riportate da vari organi di informazione argentina, dal Clarin a La Nación passando per Todo Noticias e A24com, sono importanti. Si fa riferimento a presunti movimenti finanziari per circa 260 milioni di dollari in un quadriennio. Parte dei quali, circa 42 milioni, secondo l’accusa sarebbero stati dirottati verso quattro società, definite scatole vuote, in Florida (Soagu Services LLC, Marmasch LLC, Velp LLC e Velpasalt LLC), prive di dipendenti e uffici. Ma l’aspetto più caldo riguarda la cosiddetta ‘pista Bariloche’, emersa nel dettaglio durante la trasmissione di Umbria Più, ‘Un Venerdì da Grifoni’. In quel contesto è stato spiegato come i beneficiari finali delle somme sarebbero prestanome improbabili. Persone residenti in alloggi popolari o piccoli impiegati locali, «usati – è stato detto nel corso della trasmissione – per schermare il reale percorso del denaro». Spiccano, tra gli altri, i profili di Javier Alejandro Ojeda Jara – formalmente legato alla Soagu Services LLC ma di fatto impiegato in una farmacia della nota località turistica argentina – e di Mariela Marisa Schmalz, titolare della Marmasch LLC, già nota alle autorità per precedenti bancari. L’indagine tocca poi le figure di Verónica Inés López e Roberto Salice (quest’ultimo ha negato ogni coinvolgimento diretto nella TourProdEnter LLC): i due, legati alle società Velp e Velpasalt, erano reduci da un fallimento sospetto datato 2019. Proprio la Velp LLC rappresenta uno dei nodi più importanti da chiarire «avendo ricevuto – è stato affermato nel corso di ‘Un Venerdì da Grifoni‘ – un bonifico anche dopo la sua formale liquidazione».
La replica della società: «Siamo tranquilli»
Non si è fatta attendere, tuttavia, la reazione dell’entourage di Javier Faroni. Ai microfoni di Umbria TV, Daniel Borrás, braccio destro del patron del Grifo, ha rispedito al mittente ogni accusa. «Non c’è stata alcuna frode, nessun reato e nessuna irregolarità», ha dichiarato Borrás, sottolineando come la convocazione in tribunale sia «un atto dovuto» per chiarire la posizione di Faroni in una vicenda che la difesa ritiene priva di fondamento penale. Secondo la società, le operazioni finanziarie contestate rientrerebbero in normali attività di business internazionale, regolarmente documentate.
Riflessi su Pian di Massiano: un futuro da decifrare
Nonostante la smentita ufficiale, e la professione di serenità da parte del club, la notizia resta un macigno da superare sulla strada del Perugia Calcio. Sebbene la citazione del 19 gennaio sia un atto tecnico, il peso dei reati ipotizzati rischia di appesantire il clima attorno alla squadra. Il Perugia, che storicamente ha già pagato prezzi altissimi per instabilità societarie, si ritrova a gestire una crisi di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Soprattutto perché va oltre il rettangolo verde. E la data del 19 gennaio servirà anche a capire su quali basi poggia davvero il futuro del Grifo.
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