di Giovanni Cardarello
Una campagna di affissioni pubbliche, nata come esito di un laboratorio rivolto agli adolescenti e promossa dalla cooperativa Densa, ha scatenato un vero e proprio terremoto politico a Perugia.
Al centro della bufera ci sono alcuni manifesti contenenti frasi fortemente critiche nei confronti delle forze dell’ordine, come «Quando incontro una persona in divisa paura, non so perché paura» o «Le persone in divisa sono tutte raccomandate». Messaggi apparsi in vari spazi cittadini, inclusi i display luminosi delle stazioni del Minimetrò, luogo ad altissima frequentazione giovanile.
Secondo quanto emerge da vari riscontri, l’obiettivo del progetto era quello di dare voce al punto di vista dei ragazzi su temi complessi quali la sicurezza, la percezione delle istituzioni e il rapporto con le forze dell’ordine, traducendo in manifesti i loro stati d’animo e vissuti personali. Ma il contenuto delle affissioni ha immediatamente innescato la reazione durissima del centrodestra, sia a livello nazionale che locale.
L’attacco del sottosegretario Prisco: «È l’ora di indignarsi»
Il primo a sollevare il caso con forza è stato il sottosegretario all’Interno e coordinatore umbro di Fratelli d’Italia, Emanuele Prisco, che attraverso un video sui social non ha nascosto la propria indignazione: «Non so se sia una forma d’arte come dice qualcuno, e ho il massimo rispetto per l’arte, ma signori perbenisti è l’ora di indignarsi».
Prisco ha difeso a spada tratta l’operato delle forze dell’ordine: «Ci sono donne e uomini in divisa che garantiscono ogni giorno nelle strade e nelle piazze delle nostre città la libertà, la sicurezza e i valori della nostra democrazia. Non sono raccomandati, hanno scelto di servire la Nazione. Non fanno paura ma difendono i cittadini, soprattutto quelli più fragili».
Il sottosegretario ha poi concluso con una stoccata diretta: «Una cosa però è certa, per riempire una città di così tante boiate bisogna essere raccomandati. E sinceramente vorrei capire da chi».
Sulla stessa linea l’ex assessore comunale, Luca Merli, che per primo ha sollevato il caso chiedendosi quale messaggio si volesse trasmettere ai tantissimi minorenni che frequentano quotidianamente il Minimetrò, seguito dal consigliere comunale Nicola Volpi, il quale ha parlato di «messaggi ambigui e inappropriati» chiedendo verifiche sui criteri di selezione dei testi.
La Lega: «Perugia ostaggio dell’ideologia, la Giunta risponda»
Ancora più duro l’affondo firmato da Paola Fioroni (già vicepresidente dell’Assemblea legislativa) e Giacomo Areni (segretario comunale del partito). I due esponenti del Carroccio parlano di «violenta delegittimazione di chi ogni giorno indossa una divisa per proteggere i cittadini», definendo la campagna come «la peggiore propaganda».
«I ragazzi hanno il diritto di esprimere dubbi e disagi – attaccano Fioroni e Areni – ma gli adulti hanno il dovere di educare al senso delle istituzioni. Questa non è la voce dei giovani: è una precisa scelta degli organizzatori». La Lega sposta poi l’asse sul tema della sicurezza urbana, accusando l’amministrazione comunale di «un’inquietante indulgenza nei confronti di tutto ciò che alimenta una cultura ostile alle istituzioni dello Stato» e chiede al sindaco e alla Giunta di chiarire subito chi abbia autorizzato la campagna, concesso gli spazi pubblici e sostenuto economicamente il progetto.
La replica del Comune: «Iniziativa di un privato»
A tentare di smorzare i toni e chiarire la posizione di Palazzo dei Priori è intervenuto il consigliere comunale Antonio Donato, delegato alla sicurezza, che ha preso nettamente le distanze dai contenuti pur specificando la natura dell’affissione: «Si tratta di una campagna promossa da un soggetto privato, esterno al Comune».
Donato ha ribadito la massima vicinanza dell’amministrazione agli apparati dello Stato e alle forze dell’ordine, sottolineando che «messaggi percepiti come critici nei confronti delle istituzioni non possono trovare il mio favore». Tuttavia, sul fronte di eventuali rimozioni o sanzioni, il delegato ha spiegato che, trattandosi di una campagna privata, il Comune non entra nel merito del contenuto del messaggio e che, pertanto, non sono previsti provvedimenti restrittivi. «Ribadisco l’assoluto rispetto per le forze dell’ordine – ha concluso –. Oggi Perugia ha bisogno di rafforzare la fiducia tra cittadini, giovani e apparati dello Stato». La polemica, intanto, resta accesa e promette di spostarsi presto tra i banchi del Consiglio comunale.





