di Giovanni Cardarello
Si è conclusa con la sentenza di ‘non doversi procedere’ la vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto un uomo di 60 anni di origini calabresi, accusato di un importante furto di energia elettrica ai danni di E-Distribuzione Spa. Il tribunale di Perugia, Loretta Internò, ha accolto la tesi della difesa e ha sancioto la conclusione del procedimento per mancanza della condizione di procedibilità.
L’accusa: energia ‘scontata’ dell’88%
ìSecondo l’impianto accusatorio originario, l’uomo, in qualità di rappresentante legale di una società che gestiva il ‘Bar Royal’ a Perugia, avrebbe sottratto irregolarmente energia elettrica tra il 2012 e il 2017. Il metodo ipotizzato dalla procura era il classico, ma efficace, ‘trucco del magnete’. Un dispositivo posizionato all’esterno del contatore capace di alterare i circuiti interni e causare un errore di misurazione negativo prossimo all’88%. Il danno stimato dagli enti erogatori (Servizio elettrico nazionale ed Eni) ammontava a quasi 25 mila euro, corrispondenti a oltre 113 mila kWh di energia mai fatturata.
La strategia difensiva e la decisione
Il processo ha subito una svolta con la linea interpretativa tracciata dai difensori dell’imputato, gli avvocati Giuseppe De Lio del Foro di Perugia e Daniele Calipa del Foro di Palmi. La difesa, in sostanza, è riuscita a dimostrare che non vi fossero i presupposti per la contestazione, portando così il reato a essere considerato come furto semplice. Questa distinzione giuridica, accolta peraltro in fase di discussione dallo stesso pm, fa sì che il reato non sia più perseguibile d’ufficio ma richiede una specifica querela di parte. Il giudice di Perugia, condividendo la tesi dei legali, ha rilevato come tale volontà mancasse negli atti presentati dalla società elettrica. In conseguenza di questa scelta, accertata l’assenza della condizione necessaria per andare avanti nel processo, il tribunale ha emesso la sentenza di ‘non doversi procedere’, mettendo così la parola fine alla vicenda.






