di Giovanni Cardarello
C’è un’arte sottile nella comunicazione calcistica: quella di parlare per ore (o scrivere cartelle di comunicati) dicendo tutto e, contemporaneamente, il contrario di tutto. La nota ufficiale dell’AC Perugia Calcio, che avrebbe lo scopo di smentire una situazione quanto meno complessa, ne è il perfetto esempio. Un chiarimento arrivato dopo le indiscrezioni anticipate da umbriaOn ed emerse con chiarezza in una trasmissione di UmbriaTv che ha tutta l’aria di essere la classica «smentita che non smentisce».
Il ‘caso’ Graziani e la colpa (sempre) dei media
Il focus del club è sulla telefonata intercorsa durante una pausa pubblicitaria tra i conduttori e il dottor Filiberto Graziani, responsabile amministrazione, finanza e controllo del club biancorosso. Secondo la società, le parole del dirigente sarebbero state decontestualizzate. Graziani, si legge, si riferiva solo alle «difficoltà operative e procedurali» e al conseguente «aggravio operativo e amministrativo» causato dalle continue notizie sulla proprietà. Tradotto dal politichese-calcistico: se la società ha dovuto produrre montagne di carte, garanzie extra e documenti supplementari per dimostrare la propria solidità agli organi federali, la colpa sarebbe delle notizie di stampa e non dei dubbi strutturali sulla reale capacità di sostenere la stagione. Un classico riflesso pavloviano: quando la situazione scotta, la colpa è di chi racconta i fatti, non dei fatti stessi.
Quel silenzio sul debito
Se da un lato il comunicato spende fiumi di parole per blindare la continuità aziendale e l’avvenuta iscrizione al campionato di serie C, dall’altro salta agli occhi un silenzio assordante. Nel testo, infatti, non c’è traccia, né tantomeno la dovuta chiarezza, sul convitato di pietra che agita il tifo e i potenziali acquirenti: quel debito di oltre 5 milioni di euro che sembrerebbe essere uscito dalla due diligence. Su questo fronte, il chiarimento può attendere. Ci si limita a garantire che la strategia del management è orientata a «consolidare la struttura», qualunque sia il futuro assetto societario.
Calciomercato, afa e logiche di attesa
Archiviato il comunicato, i tifosi del Grifo, che comunque stanno rispondendo presente alla campagna abbonamenti, possono finalmente dormire sonni tranquilli. O forse no. Incassata la certezza che il club è pienamente operativo, si passa all’atto pratico. E la realtà dice che, mentre il direttore generale Hernan Garcia Borras pianifica i ‘progetti infrastrutturali’, la piazza aspetta ancora segnali di vita sul fronte puramente sportivo. A partire dall’individuazione (urgente) di un nuovo direttore sportivo a cui far seguire la costruzione di una squadra competitiva per la categoria, possibilmente senza svendere Montevago. Per non tacere della programmazione del ritiro estivo che, con ogni probabilità, si svolgerà nella fresca e ventilata cornice di Pian di Massiano a 40 gradi all’ombra.
Nel frattempo, i rumors sulle trattative per la cessione della società continuano a viaggiare sottotraccia ma senza che ci sia lo scatto decisivo. Del resto, oltre alla situazione debitoria un eventuale nuovo acquirente dovrebbe farsi carico di una rosa non di grandissimo livello e di grande costo. Vuoto per pieno, non meno di 10-12 milioni. L’iscrizione alla serie C, grazie ai 250 mila euro di Infront che, come da contratto di cessione, avrebbero dovuto essere bonificati a Massimiliano Santopadre, è salva. Ma sul resto la nebbia è fitta.
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