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Home » Positiva ‘dimenticata’ a Terni: «Odissea durata giorni»

Positiva ‘dimenticata’ a Terni: «Odissea durata giorni»

di Fabio Toni
24 Ottobre 2020
in Ambiente e salute, Apertura 5, Coronavirus, In evidenza
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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Positiva – ufficialmente – dal 17 ottobre (con elaborazione del tampone avvenuta il giorno prima) e la Usl se ne è accorta il 23 ottobre, perché la madre ha mosso ‘mari e monti’ pur di evidenziare la situazione della propria figlia, lievemente sintomatica, e quella dell’interno nucleo familiare, ristretto a casa per senso di responsabilità.

SPECIALE COVID – UMBRIAON

L’inizio

Accade a Terni, dove i servizi territoriali – va detto – stanno attraversando una delle situazioni più difficili di sempre. Ad aver contratto il Covid-19 è una bambina che frequenta la scuola primaria di Cesi stazione. I primi sintomi si palesano il 12 ottobre – grossomodo quelli di un raffreddore – e allora la madre, anche sulla base della situazione della scuola, dove sono stati registrati dei casi di coronavirus, si attiva per farle fare il tampone. Che viene disposto in tempi congrui, relativamente brevi. Purtroppo l’esito è positivo ed è a quel punto che iniziano i problemi.

Il racconto

«Appesa la positività – racconta la madre – mi hanno assicurato che sarei stata contattata dalla Usl per l’indagine epidemiologica che avrebbe comportato i nostri isolamenti, dall’Asm per la raccolta dei rifiuti, dalla polizia Locale per l’ordinanza contumaciale di mia figlia. Con il passare dei giorni, però, nessuno si è fatto vivo. Così ho iniziato a tempestare di telefonate il numero verde sanitario, il medico di famiglia, il pediatra, la stessa Usl per capire cosa dovessimo fare, cosa stesse accadendo. Noi ci siamo messi in casa il 12 ottobre, mio marito ha preso tre giorni di ferie e poi l’Ast, che è un’azienda seria, ha compreso che sarebbe stato meglio se non fosse andato al lavoro e la questione-ferie è stata superata. In questo stato di cose, il 23 ottobre, sempre andando avanti a richieste, telefonate e risposte non sempre cortesi, ho scoperto che la Usl non era stata avvertita dal laboratorio di analisi della positività di mia figlia. Nessuna comunicazione. Così, se avessimo voluto, ma ovviamente è per fare un esempio, avremmo potuto continuare a circolare come nulla fosse, contagiando altri. Oggi si sono finalmente accorti del problema, ho inviato il referto, hanno acquisito i dati e mi hanno detto, dulcis in fundo, che la quarantena per mia figlia potrebbe partire da ora. Un’assurdità, considerando la data del tampone e da quanti giorni siamo in casa. Di fronte alle mie rimostranze, l’addetta ha chiarito che potrebbero farla partire dal 16 ottobre. Questa è la situazione, se ci si ‘dimentica’ pure dei positivi non siamo destinati ad andare lontano»

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