di Lorenzo Lucarelli
sindaco di Narni
Ritengo necessario rimettere ordine nel confronto sulle politiche sociosanitarie e, in particolare, sulle scelte che riguardano l’edilizia ospedaliera nell’Umbria meridionale. Stiamo parlando della tutela della salute dei cittadini, del nostro sistema di welfare e di una delle principali leve per il futuro economico, sociale e civile del territorio. Per questo è indispensabile affrontare il tema con serietà, rigore e senso di responsabilità, evitando semplificazioni e contrapposizioni che non aiutano a risolvere i problemi.
La pandemia da Covid-19 ha rappresentato uno spartiacque e ha messo a dura prova il sistema sanitario pubblico. Tuttavia, superata la fase emergenziale, è evidente che si è perso troppo tempo nell’assumere decisioni strategiche sulla riorganizzazione della rete ospedaliera e sull’edilizia sanitaria. Anche il lungo e inconcludente pinh pong sul project financing per il nuovo ospedale di Terni alla fine si è concluso con un nulla di fatto.
Oggi la Regione Umbria è impegnata nella definizione del nuovo Piano Sanitario Regionale. Si tratta di un passaggio fondamentale, reso ancora più necessario dai profondi cambiamenti demografici, sociali ed economici in atto. Sarà quella la sede nella quale le istituzioni locali dovranno portare un contributo costruttivo, fondato sui bisogni reali delle comunità. Sul piano dell’edilizia sanitaria occorre ricordare che da anni l’Umbria ha scelto un modello organizzativo basato su due Aziende ospedaliere dedicate all’alta specialità e su una rete di presidi ospedalieri territoriali riorganizzati e qualificati attraverso la realizzazione di nuove strutture. Questo processo è stato completato in gran parte della regione, compreso il territorio orvietano, ma non nell’Umbria meridionale.
È arrivato il momento di colmare questo ritardo. La Regione ha avviato il percorso per individuare il sito e le caratteristiche del nuovo ospedale di Terni. Parallelamente, da tempo è prevista la realizzazione del nuovo presidio ospedaliero destinato a sostituire gli attuali ospedali di Narni e Amelia, in una posizione baricentrica rispetto al territorio; operazione su sui sono state già investite risorse e che produrrebbe una razionalizzazione dei costi delle attuali strutture e che renderebbe più attrattiva la nostra sanità anche da fuori regione verso l’alto Lazio in particolare.
Su queste scelte è necessario aprire un confronto diverso rispetto al passato: serio, trasparente, fondato su valutazioni tecniche, organizzative ed economico-finanziarie, sottratto definitivamente a logiche di parte e a tentativi di contrapporre territori che, invece, devono crescere insieme. La salute dei cittadini non può diventare terreno di lotta tra fazioni che sarebbe fuori dal tempo e da irresponsabili.
Desidero essere molto chiaro: la realizzazione del nuovo ospedale di Terni rappresenta la priorità assoluta per l’intera area vasta ternana. È una priorità che riguarda anche Narni e i comuni limitrofi, i cui cittadini si rivolgono quotidianamente all’ospedale di Terni per il pronto soccorso, i ricoveri e le prestazioni di maggiore complessità. Per questo non possiamo ridurre una scelta così importante a una questione di bandiere o appartenenze territoriali.
Accanto al nuovo ospedale di Terni dovrà svilupparsi una moderna rete sanitaria integrata, capace di valorizzare il futuro presidio ospedaliero del Narni-Amerino e, nel frattempo, le strutture esistenti. L’organizzazione dovrà poggiare su una direzione unitaria, su un forte potenziamento dei servizi territoriali – Case della Comunità, Distretti, medicina generale, assistenza domiciliare e servizi sociali – e su una chiara specializzazione dei diversi presidi ospedalieri. Proprio nell’attesa della realizzazione delle nuove strutture, che richiederà inevitabilmente alcuni anni, è necessario utilizzare al meglio il patrimonio pubblico già disponibile sia in termini di strutture che di personale.
Penso, ad esempio, al presidio ospedaliero di Narni, che dispone di sale operatorie, spazi, tecnologie e professionalità di qualità. Una parte significativa degli interventi di chirurgia a bassa e media complessità che rappresentano ben il 70% delle liste d’attesa riguardo gli interventi chirurgici che in gran parte occupano le sale operatorie di Terni, potrebbe essere programmata in questa struttura, liberando le sale operatorie dell’Azienda ospedaliera per gli interventi ad alta complessità e contribuendo concretamente alla riduzione delle liste d’attesa.
Questa è la direzione nella quale dovremmo lavorare: un sistema integrato, complementare e non competitivo, nel quale ogni presidio svolga funzioni specifiche, valorizzando le proprie competenze al servizio dell’intero territorio. Sarà un buon risultato se riusciremo ad aumentare qualità e quantità delle prestazioni, a ridurre le liste d’attesa, a limitare la mobilità passiva verso altre regioni e, al contrario, a rendere l’Umbria nuovamente attrattiva per chi sceglie di curarsi nelle nostre strutture.
In questo quadro considero molto positiva la decisione della Regione di procedere con un importante piano di assunzioni di personale sanitario, perché senza professionisti adeguati nessuna riorganizzazione potrà produrre risultati. Per questo propongo l’immediata istituzione di un tavolo interistituzionale, promosso dalla Regione Umbria e composto dai principali Comuni interessati, per definire rapidamente le scelte sull’edilizia sanitaria dell’Umbria meridionale.
Chiedo inoltre l’apertura di un tavolo operativo tra Regione, ASL Umbria 2, Azienda Ospedaliera di Terni e comuni interessati per avviare fin da subito una piena integrazione delle strutture esistenti tra ospedale di Narni e l’Azienda ospedaliera di Terni come da pregressa delibera regionale, valorizzandone le specializzazioni e costruendo un’organizzazione ospedaliera realmente unitaria.
Le sfide che abbiamo davanti richiedono coraggio, competenza e visione. Non possiamo permetterci superficialità né tantomeno nuovi campanilismi. La salute delle persone viene prima di qualsiasi interesse di parte. Su questo terreno si misurerà la qualità della classe dirigente e la capacità delle istituzioni di guardare al futuro con responsabilità.
Come sindaco continuerò a sostenere ogni scelta che metta al centro i cittadini e la qualità del servizio sanitario pubblico, nella convinzione che il futuro dell’Umbria meridionale si costruisca insieme e non contrapponendo un territorio all’altro. Alimentare lo scontro allontana le soluzioni, invece insieme si fa meglio e si fa prima nell’interesse dei cittadini.






