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Home » Santa Cristina di Caso: la chiesa affrescata che custodisce la memoria della Valnerina

Santa Cristina di Caso: la chiesa affrescata che custodisce la memoria della Valnerina

Tra il monte Coscerno e il borgo di Caso, nel territorio di Sant'Anatolia di Narco, un piccolo gioiello romanico racconta secoli di fede, arte e devozione

di Redazione
7 Luglio 2026
in Cultura
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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di Carlo Favetti

Tra le meraviglie dell’alta Umbria spicca il territorio che si estende ai piedi del monte Coscerno, luogo di silenzio e misticismo, legato alla presenza degli eremiti siriaci. Nel piccolo castello di Caso, arroccato sul pendio roccioso del monte e immerso tra boschi di abeti e lecci, sorge la chiesa di Santa Cristina, descritta nella visita pastorale del Lascaris con le parole “Structura antiqua et lapidibus politis compacta”.

Santa Cristina, martirizzata a Bolsena il 24 luglio del 287, è venerata fin dal IV secolo. Secondo la Legenda Aurea di Jacopo da Varazze (1250), subì numerosi e terribili supplizi: fu legata a una ruota infuocata e gettata nel lago, ma si salvò; venne poi rinchiusa in carcere, immersa in una caldaia d’olio bollente, trascinata nel tempio di Apollo, gettata in una fornace ardente, flagellata, avvolta dai serpenti, sottoposta al taglio delle mammelle e della lingua, fino a essere trafitta dalle frecce. Il suo culto in Valnerina sarebbe stato introdotto dagli eremiti siriaci che, secondo la tradizione, provenivano dall’area del lago di Bolsena.

La chiesa è costruita in pietra perfettamente squadrata. La facciata presenta un portale con lunetta e una monofora centrale; nel XIV secolo fu aggiunto un campaniletto a vela con due fornici. Nell’abside si aprono strette feritoie e, sul lato destro, una porta architravata.

L’interno, un tempo completamente affrescato, conserva ancora oggi un patrimonio pittorico di eccezionale interesse. Nel catino absidale è raffigurato l’Eterno benedicente entro una mandorla, circondato da teste di cherubini. Sotto l’immagine si legge l’iscrizione: “Johanne de Appellonia F.F. 1527”, riferita all’opera di Giovanni di Girolamo Brunotti da Spoleto.

Le pareti, articolate in due registri, ospitano affreschi realizzati tra il XV e il XVI secolo. I dipinti più antichi, risalenti alla metà del Quattrocento, sono attribuiti a Domenico da Leonessa e raffigurano Santa Cristina e la Madonna con il Bambino.

Di particolare interesse sono le scene dedicate alla vita e al martirio della santa, attribuite al pittore perugino Orlando Merlini, attivo alla fine del XV secolo. Sono inoltre presenti affreschi votivi, tra cui uno datato 1516 con la scritta: “Questa figura la facta fare Maria de Nicola de Martino pe voto”. Si conservano anche una Madonna con i santi Giovanni e Giacomo, una Santa Cristina del 1524, un affresco della Santissima Trinità e un Cristo in trono con il libro aperto.

Sulla parete destra spicca la figura di Sant’Antonio Abate, seguita dalla rappresentazione di un miracolo di Santa Cristina che si salva da un naufragio, datato 1471. Sempre attribuiti a Domenico da Leonessa sono gli affreschi raffiguranti le Anime del Purgatorio e le Anime dei Beati, per un totale di ventuno mezze figure raccolte presso una porta sorvegliata dall’apostolo Pietro.

Nella parte superiore della stessa parete trovano posto figure votive di santi, tra cui Lucia, Maria Maddalena, Caterina d’Alessandria, Cristina e Maria Egiziaca, riconoscibili grazie alle iscrizioni in caratteri gotici. Al XVI secolo appartengono invece altre immagini di santi, tra cui Giovanni, Pietro e Agostino, oltre a diverse Madonne con il Bambino.

La chiesa di Santa Cristina rappresenta una vera galleria d’arte immersa nella natura, dove la qualità degli affreschi si intreccia con la devozione popolare e la memoria storica della Valnerina. Un luogo capace di raccontare secoli di fede e di cultura, incastonato in un paesaggio di straordinaria bellezza che, soprattutto nelle sere d’inverno, è ancora accompagnato dall’ululato del lupo appenninico.

Scenari ambientali e spirituali da vivere in ogni stagione, dove la natura e l’opera dell’uomo sembrano fondersi in un’unica, suggestiva testimonianza della grandezza del creato.


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