Quello dei morti per overdose è uno temi che a Perugia non piace. Una piaga sociale che ha portato la città alla ribalta delle cronache, richiamando telecamere da ogni parte d’Italia e pure fuori.
‘Perugia non è la capitale della droga’ è anche il nome di un’associazione che si è costituita nel 2013, dopo il servizio mandato in onda su La 7, proprio negli anni in cui il fenomeno faceva registrare cifre da record. Nel 2010 furono 24 i morti per droga, scesi poi a 18 nel 2013, 13 nel 2014 e 8 nel 2015. Solo nei primi sei mesi del 2016, invece, la mortalità per overdose accertata è già balzata a otto.
Ultimo, solo in ordine temporale, il giovane studente universitario di 27 anni trovato morto all’interno della sua abitazione in via Pinturicchio appena qualche giorno fa. Accanto a lui una bustina contenente una sostanza stupefacente, probabilmete eroina, e una banconota arrotolata. Un problema di sicurezza, in città, ma anche una tragedia che non è solo individuale. Diventa collettiva. Coinvolge famiglie, cerchie di amici, università, in una città dove si conoscono tutti. In un capoluogo universitario come tanti altri, dove l’orrore diventa quotidianità e dove può succedere che una sostanza tagliata male strappi via una vita troppo giovane.
Dipendenze «Il fenomeno delle dipendenze fa più comodo ai giornali che alla politica», spiega chi con le tossicodipendenze lavora ogni giorno. «E’ un fenomeno complesso su cui troppo spesso si rischia di fare analisi superficiali e banali. Oltre alle dipendenze di cui abbiamo imparato a riconoscere i sintomi e i comportamenti, c’è tutto un aspetto sommerso e trasversale che ci riguarda tutti. E’ quello che, in un mondo globalizzato, coinvolge ogni tipo di dipendenza, dalla ludopatia all’alcoolismo, fenomeni che hanno un impatto sociale solo apparentemente meno violento perché non si arriva a un evento fatale. Le dipendenze, oggi, coinvolgono tutti sin dall’età adolescenziale. Quello dello sballo è un fenomeno nuovo e in costante aumento – ci spiegano – che interessa i più giovani come i cosiddetti colletti bianchi. Quello che cambiano, semmai, sono le sostanze di cui si fa sempre un mix per cui si può parlare di policonsumo. Trent’anni fa i tossicodipendenti erano quelli che facevano consumo di alcool, cocaina o eroina, l’una escludeva l’altra. Oggi invece, assieme a nuove droghe, si fanno mix che spesso risultano letali. E questo è possibile anche per effetto del crollo dei prezzi della droga e l’aumento delle piazze di spaccio».






