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Home » «Serve un piano di interventi straordinari»

«Serve un piano di interventi straordinari»

di Redattore
11 Giugno 2020
in Economia, Imprese, Opinioni
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
Stefano Pallotta

Stefano Pallotta

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Stefano Pallotta
Presidente Ance Umbria

C’è voluta l’ennesima chiusura, quella del viadotto Montoro, per sentire finalmente crescere una generale protesta e una forte preoccupazione sullo stato delle infrastrutture economiche e sociali del nostro territorio.

Solo qualche mese fa, autorevolissime dichiarazioni, a seguito dei soliti annunci di milioni di euro di investimenti da parte delle principali stazioni appaltanti pubbliche, facevano titolare alcuni giornali: “Mai tanti soldi in Umbria”! Per fortuna, visto che la nostra Regione non è stata mai così isolata come negli ultimi mesi.

Come associazione dei costruttori abbiamo provato ad uscire dal coro ma siamo rimasti spesso soli, inascoltati e criticati; in qualche caso addirittura censurati perché, difendendo ovviamente anche gli interessi del settore, avanzavamo critiche, dubbi e preoccupazioni sulla situazione delle nostre infrastrutture e sulla quantità e qualità degli investimenti pubblici in Umbria.

Difendiamo il settore delle costruzioni ma con la lucida convinzione di chi si rende conto che non esiste futuro, e un futuro di qualità, di sicurezza, di benessere, senza fare davvero la manutenzione straordinaria del nostro territorio e delle sue infrastrutture, senza riqualificare le nostre città, senza rendere più moderni e sicuri i luoghi dove viviamo e lavoriamo. Nella situazione attuale, dopo l’emergenza sanitaria e dentro la più grande recessione dalla Seconda Guerra Mondiale, di fronte al rischio di un cedimento strutturale del sistema sociale e produttivo italiano e regionale, ribadiamo l’opinione che non ci può essere reale ripresa economica e superamento dei più gravi problemi sociali, a partire dalla disoccupazione, senza il rilancio delle costruzioni.

Sappiamo bene che la pandemia ha cambiato fondamentali paradigmi sociali, economici e culturali e tutto questo pone problemi in termini di rinnovamento e qualificazione anche alle nostre aziende. Parole come città, case, scuole, infrastrutture, territorio, ambiente, dopo il terremoto determinato dal Covid19 vanno ripensate nel loro stesso significato. Non vogliamo dunque certo perdere tempo in sterili polemiche o, tantomeno, pretendiamo riconoscimenti perché avevamo ragione ma, come sempre, ci mettiamo a disposizione per portare il nostro “costruttivo” contributo.

È del tutto evidente come a Bruxelles, a Roma e in Umbria, si stia cercando di reperire risorse per ripartire. Questo sforzo è giusto e condivisibile ma ci vuole anche una visione, un’idea di futuro. E ci vuole soprattutto la capacità di trasformare in fatti concreti, in posti di lavoro, in attività produttive i tanti programmi, Decreti Legge e risorse.

Bene il Decreto Rilancio, il Decreto liquidità, il recovery fund, il sisma ed ecobonus, e così via. Ma se vogliamo evitare di ingigantire ancora di più il debito pubblico e aumentare solo le assistenze a pioggia, se vogliamo rendere solida la nostra economia dobbiamo non penalizzare la produzione e il lavoro, si deve usare intelligenza e lungimiranza e ammettere, ad esempio, che la prima cosa da fare in Umbria è recuperare il ritardo che abbiamo nelle infrastrutture economiche e civili, nella manutenzione straordinaria del territorio e nella ricostruzione post terremoto.

E soprattutto dobbiamo dirci la verità: se non riusciremo a fare una reale semplificazione e sburocratizzazione accelerando i processi di spesa, la nostra battaglia sarà persa. Abbiamo apprezzato la scelta della Giunta Regionale di istituire e convocare il Tavolo tecnico delle Costruzioni. Anche per questo, insieme alle altre Organizzazioni datoriali del settore, a seguito del primo positivo confronto, abbiamo inviato all’Assessore Melasecche e agli uffici regionali, un primo documento di concrete proposte, sul quale speriamo possa continuare la discussione. Ci permettiamo solo di suggerire un metodo; impegnativo anche per noi. Diamoci degli obiettivi condivisi, rendiamoli pubblici e verificabili. Non è più tempo di annunci, di passarelle, di propaganda.

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