di Giovanni Cardarello
«Le recenti esternazioni di Massimiliano Presciutti, sindaco di Gualdo Tadino e presidente della Provincia di Perugia, hanno squarciato il velo nel dibattito sul futuro dell’ospedale di Spoleto. La sentenza è apparsa netta: Spoleto non può essere un Dea di I livello perché non rientrerebbe nei parametri del DM 70».
Affermazione che hanno scatenato la durissima reazione dell’associazione San Matteo che per voce di Enzo Ercolani vede in questa linea politica un disegno preciso, quello di «far quadrare i bilanci della Regione Umbria» con i sacrifici degli abitanti di Spoleto.
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«Parametri applicati a intermittenza»
Secondo Ercolani, la giustificazione tecnica basata sul Decreto Ministeriale 70 del 2 aprile 2015, quello afferente al “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” è «francamente opinabile».
L’associazione sottolinea come i medesimi parametri non vengano rispettati nemmeno dagli ospedali di Città di Castello, Branca, Foligno e Orvieto, che pure mantengono il loro status. «Perché Spoleto no e gli altri sì?», si chiede Ercolani. Il sospetto che viene avanzato dall’esponente dell’associazione è che la cancellazione del Dea spoletino sia la soluzione «indegna», scelta dalla politica regionale per ripianare i debiti della sanità umbra.
L’asse Donetti-Proietti-Bori nel mirino
L’attacco non risparmia i vertici regionali e il Partito Democratico. L’associazione San Matteo nella nota diffusa dal popolare gruppo Facebook “Spoleto. Segnalazioni, Sfoghi, Consigli, Proposte, Idee”, intravede una continuità tra le mosse della precedente giunta Tesei-Coletto e l’attuale corso. «Il progetto Terzo Polo era già una condanna: niente punto nascita, niente strutture complesse, solo un’appendice di Foligno dedicata a geriatria e chirurgia programmata». Ad oggi, secondo Ercolani, «il trio composto da Donetti, Proietti e Bori sembra aver sposato in pieno questa visione, senza segnali di inversione di rotta su reparti chiave come Ostetricia e Pediatria».
«Cittadini di serie B?»
Il cuore della polemica riguarda l’equità territoriale. Il bacino d’utenza di Spoleto e della Valnerina è numericamente superiore a quello di realtà come Branca o Orvieto, eppure è il “San Matteo degli Infermi” a dover subire lo smantellamento. «Siamo figli di un Dio minore?», incalza Ercolani, sottolineando l’incoerenza sulla chiusura del Punto Nascita spoletino per bassa casistica, mentre analoghe strutture in altre zone dell’Umbria restano operative.
Un appello alla presidente Stefania Proietti
L’associazione San Matteo lancia infine un monito alla presidente Stefania Proietti: «Sia capace di scrollarsi di dosso l’ingerenza di Donetti, che appare sempre più il vero assessore alla sanità umbra». Il richiamo è anche elettorale: sono stati proprio i voti degli spoletini a risultare determinanti per la sua elezione, sulla base di impegni precisi presi in campagna elettorale.






