di Giovanni Cardarello
Un terremoto politico scuote il Partito Democratico e con esso il destino dell’ospedale ‘San Matteo degli Infermi’ di Spoleto. Massimiliano Presciutti, presidente della Provincia di Perugia e dirigente di peso del Pd regionale, non fa passi indietro e lo conferma a ‘Il Messaggero Umbria‘: la sua visione per la sanità umbra è netta e prevede una ‘cura da cavallo’ che vede l’ospedale di Spoleto fuori dalla rete dell’emergenza-urgenza (DEA di I livello).
La linea Presciutti: «Basta campanilismi»
Intervenuto a Umbria Tv e confermando le proprie posizioni a Ilaria Bosi de ‘Il Messaggero‘, Presciutti ha ribadito che la regione non può reggere l’attuale frammentazione. Citando il DM del 2015, il dirigente Pd ha sottolineato come per un ospedale DEA siano necessari parametri di bacino (150-300 mila abitanti) che Spoleto non avrebbe. «So di aver alzato un polverone, ma confermo tutto» ha dichiarato, indicando la lista delle strutture ‘strategiche’: Perugia, Terni, Città di Castello, Foligno, Branca e Orvieto. Presciutti ha poi toccato il nervo scoperto del punto nascita di Spoleto, citando numeri (197 parti) che però contrastano con i dati pre-Covid della struttura (vicina alle 500 nascite nel 2019): «Da genitore, non farei nascere mia figlia in un ospedale con quei numeri».
La rivolta della maggioranza in consiglio comunale. Pd compreso
Le reazioni non si sono fatte attendere, aprendo una frattura profonda all’interno dello stesso Partito Democratico. Il vice sindaco di Spoleto Danilo Chiodetti e gli assessori Federico Cesaretti e Letizia Pesci hanno affidato ad una dura nota la loro «forte preoccupazione». «Chiediamo con chiarezza a nome di chi siano state rese queste dichiarazioni. Spoleto non accetterà alcun arretramento né decisioni calate dall’alto», scrivono gli amministratori locali, ricordando come la città sia stata determinante per l’elezione di Presciutti in Provincia. Il timore, neanche troppo velato, è che questa linea possa avere l’avallo del Pd regionale senza un confronto collegiale. Un cortocircuito politico che mette in forte imbarazzo anche la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, che in campagna elettorale aveva promesso il ripristino di tutti i reparti, punto nascita compreso.
A queste prese di posizioni fa seguito quella, ufficiale, dell’intera maggioranza consiliare di Spoleto (Pd, Civici Umbria, M5S e Ora Spoleto) che, oltre a «prendere atto» delle dichiarazioni di Presciutti, ritiene opportuno «ricordare gli impegni, nostri, assunti con la città sul futuro dell’ospedale, che prevedono la piena riapertura di tutti i reparti e servizi, dopo una chiusura determinata esclusivamente dalla giunta regionale di centrodestra guidata da Tesei. Le affermazioni del presidente Presciutti – scrivono i consiglieri di maggioranza – -rappresentano una posizione personale che non condividiamo, sia nel merito che nel metodo, non essendo state oggetto di alcun confronto preventivo con i rappresentanti istituzionali, politici e cittadini del territorio. È inoltre necessario ribadire che la Provincia non ha competenze in materia sociosanitaria e nella definizione della rete ospedaliera, quindi non comprendiamo questo continuo accanimento contro il nostro ospedale. Da parte nostra abbiamo sempre mantenuto un atteggiamento costruttivo e aperto al dialogo e alla partecipazione, sia come forze politiche sia come comunità cittadina. Per questo – conclude la maggioranza del consiglio comunale di Spoleto – riteniamo che prima di rilasciare plurime dichiarazioni personali e fuori luogo, sia sempre auspicabile un percorso di condivisione e confronto istituzionale, che in questo caso non è stato per nulla preso in considerazione».
Il ‘modello Branca’ e il silenzio di Sisti
Presciutti difende invece l’ospedale di Branca, definendolo «un esempio nazionale di superamento dei campanilismi (tra Gubbio e Gualdo Tadino, ndR)». Una posizione che i critici leggono come una difesa del proprio territorio d’origine, accusa che Presciutti rispedisce al mittente parlando di «efficienza e attrattività». Intanto il sindaco di Spoleto Andrea Sisti tace. «Nessuno mi ha chiamato – punge Presciutti – segno che molti hanno un pensiero ma stentano ad esprimerlo». Ma il clima a Spoleto è tutt’altro che sereno: dalle opposizioni civiche ai 5 Stelle, la mobilitazione per il ‘San Matteo’ promette di farsi sentire ben oltre i confini del consiglio comunale. A partire dalla mai sopita battaglia per spostare la città del Festival dei Due Mondi dalla provincia di Perugia a quella di Terni.
Sisti replica a Presciutti: «Spoleto resti DEA di I livello»
Chiamato più o meno indirettamente in causa da Presciutti a stretto giro di posta ha replicato il sindaco di Spoleto Andrea Sisti. Il primo cittadino della Città del Festival dei Due Mondi ha definito l’analisi del Presidente della Provincia di Perugia «grossolana» e «approssimativa», contestando in primo luogo la confusione tra ospedali DEA di I e II livello. Sisti ha ribadito con fermezza la sua posizione: «Spoleto è e deve rimanere un ospedale DEA di I livello». Il Sindaco di Spoleto ha inoltre sottolineato l’incoerenza dei numeri forniti nelle diverse interviste, rilevando come si sia passati dall’ipotizzare cinque ospedali DEA a sei nel giro di 48 ore. Infine, Sisti ha dichiarato che tali affermazioni «non coincidono né con il programma politico espresso dal governo di questa Regione, né tanto meno con la volontà manifestata pubblicamente in più occasioni dalla presidente Stefania Proietti», concludendo con un invito a «parlare meno e meglio» per garantire dignità ai servizi dei territori di Spoleto e della Valnerina.
L’allarme della Lega Spoleto: «Piano post-voto per declassare il ‘San Matteo’»
Sulla questione interviene anche Fabio Mosciatti, segretario della Lega Spoleto, che definisce le parole di Presciutti «la conferma di un piano regionale volto a depotenziare l’ospedale di Spoleto». Secondo il segretario leghista, l’intenzione sarebbe quella di «privare il ‘San Matteo degli Infermi’ della qualifica di DEA di primo livello, ridimensionando la rete di emergenza-urgenza». Mosciatti accusa il ‘campo largo’, le forze del centrosinistra che sostengono la giunta regionale di Stefania Proietti, «di aver avviato una tardiva retromarcia elettorale». Secondo Mosciatti la smentita di Sisti e del Pd sarebbe solo un tentativo di rinviare decisioni impopolari a dopo le elezioni comunali, previste per la primavera del 2027, «nascondendo ai cittadini il reale destino del presidio sanitario cittadino».






