di Gianni Giardinieri
Un doppio binario per il futuro della Ternana: da un lato la strada ‘maestra’ della liquidazione giudiziale, con la definizione della seconda asta (in programma per venerdì 22 maggio) per l’aggiudicazione del ramo sportivo, che in caso di esito positivo consentirebbe alle Fere di disputare il campionato di serie C. Dall’altro il sempre più definito ‘piano B’: l’acquisizione del titolo sportivo dell’Orvietana da parte di Stefano Bandecchi, con ripartenza dal campionato di serie D. Tante le incognite, per ognuna delle due strade. Cominciamo dalla prima, la seconda asta.
La novità, già sviscerata nelle ore scorse, consiste nella sostanziale riduzione del debito sportivo, ridefinito dopo la rinuncia di calciatori e staff ad abbondanti quote delle loro spettanze. Circa il 50% degli emolumenti da gennaio a giugno 2026, ed un taglio analogo (50%) per la stagione 2026/2027, ovviamente per coloro che hanno il contratto in scadenza il prossimo anno. La sforbiciata riduce il totale del debito sportivo da 8.560.605 euro a 7.054.717 euro, quindi circa 1,5 mln di euro in meno.
La parte di debito in scadenza il prossimo 16 giugno scende da 4.132.021 euro a 2.976.134 euro, quindi un alleggerimento della posizione (sulla parte a breve del debito) di 1.155.887 euro. Dato importante, perché se ne evince che il grosso della riduzione è attribuibile alla scadenza più immediata, con vantaggio per eventuali acquirenti interessati. Scende anche la base d’asta, che passa dai 260 mila euro a 195 mila euro, con offerta minima a 146.250 euro.
Tra le pieghe dello ‘sconto’ emergono decurtazioni del debito per circa 300 mila euro per gli emolumenti e circa 100 mila euro per l’Irpef. Irap e Ires restano invariate mentre anche il debito verso l’Inps (con l’effetto trascinamento delle remissioni volontarie di calciatori e staff) scende da oltre 1,1 milioni di euro a circa 570 mila euro. In sostanza, chi volesse acquisire il ramo sportivo della Ternana e giocare ancora in serie C dovrebbe sborsare entro il 16 giugno – di fatto – sui 3 milioni, ai quali aggiungere la provvista per la campagna acquisti-cessioni e il budget per tutti i costi ordinari legati alla prossima stagione. Anche facendo una calciomercato in attivo o quantomeno in pareggio, si potrebbe quantificare l’ulteriore esborso, per un campionato tranquillo ma non di vertice, in ulteriori 2 milioni. La sensazione, al momento, è che comunque le speranze per l’aggiudicazione siano ridotte al lumicino.
Il secondo ‘binario’ è quello del rilevamento del titolo sportivo dell’Orvietana, che milita nel campionato di serie D. Operazione consentita dalle Noif (le norme organizzative della Figc) e che darebbe modo alla Ternana di giocare nel campionato appena inferiore alla serie C. L’interessato ad una operazione del genere (rumors in tal senso giravano da giorni) sarebbe Stefano Bandecchi, che avrebbe già trovato un accordo di massima con Roberto Biagioli, presidente del club biancorosso. Si parla di una cifra, per la cessione, di poco inferiore al milione di euro. In questo caso resterebbe un problema di non poco conto: il marchio.
Dovesse andare deserta anche la seconda asta, la curatela fallimentare potrebbe procedere alla vendita, probabilmente a trattativa privata e al miglior offerente, degli asset ‘positivi’ della Ternana. In questo senso il marchio potrebbe generare un discreto incasso (la curatela ha quantificato il suo valore in circa 126 mila euro). Il marchio è fondamentale per l’identità iconica del club rossoverde, perché comprende lo stemma e i colori adottati da 100 anni a questa parte della Ternana e si lega indissolubilmente alla città. Ecco allora che l’acquisizione del marchio diventerebbe centrale per trasformare, come d’incanto, l’ex Orvietana nella nuova Ternana. Operazione già vista nella scorsa stagione tra Feralpi Salò ed ex Brescia Calcio.






