di M.L.S.
Alzano le barricate i gestori di bar e ristoranti a Terni. La miccia che fa esplodere la protesta è un regolamento comunale che impone di consentire l’uso dei bagni all’interno dei locali pubblici anche a chi non consuma. Una questione che va avanti da anni. Ma ora scoppia il caso dei bagni pubblici inesistenti in città o perennemente danneggiati, come quelli alla Passeggiata. Sempre più titolari di esercizi stanno alzando gli scudi, una protesta destinata a fare clamore. Sulla questione vige un regolamento preciso, una norma nazionale che, pur valutando la non obbligatorietà all’uso dei bagni dei locali pubblici verso chi non consuma, lascia comunque ai Comuni la libertà di decidere sull’utilizzo dei servizi igienici di bar, ristoranti e locali pubblici.
Il Comune di Terni con l’articolo 95 del regolamento di polizia urbana ha fatto la sua scelta: «I titolari di esercizi pubblici, che a norma del regolamento di igiene devono disporre di gabinetti di decenza – si legge nel testo – sono tenuti a consentirne l’uso gratuito a chiunque ne faccia richiesta, sebbene non faccia parte dell’abituale clientela. Chiunque viola la disposizione prevista dal precedente comma è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 50 euro a 300 euro».
Chiara sulla vicenda la posizione di Confcommercio Terni che ha inviato una lettera al sindaco Stefano Bandecchi per modificare il regolamento di polizia urbana: «A seguito delle segnalazioni dei nostri associati riguardanti il ricorso sempre più frequente da parte dei passanti ai servizi igienici dei pubblici esercizi, spesso anche per usi impropri – si legge nel testo firmato dal presidente Stefano Lupi -, le evidenziamo la necessità di una modifica del regolamento di polizia urbana vigente».
«Allo stato attuale – prosegue la missiva -, non sussistono fonti normative di rango nazionale prescriventi l’obbligatorietà per i pubblici esercizi di far accedere i non clienti ai servizi igienici. Su questa materia si è espresso il Tar della Toscana che ha stabilito l’annullamento delle disposizioni del regolamento del Comune di Firenze che prevedeva, come avviene a Terni, l’obbligo per i pubblici esercizi di permettere l’accesso ai servizi igienici a chiunque ne facesse richiesta. Secondo il Tar della Toscana, tra le motivazioni per l’annullamento vi era l’irragionevolezza e la sproporzione che un simile obbligo comporta per l’esercente, in virtù anche della mancata previsione di un qualsivoglia meccanismo compensativo dell’onere economico sopportato».
«Tenuto conto di questo precedente, dell’oggettiva onerosità di tale obbligo e anche del potenziale rischio legato all’applicazioni di ingiuste sanzioni in alcuni casi già prospettate – scrive ancora il presidente di Confcommercio, Stefano Lupi -, chiediamo l’eliminazione di tale articolo e la conseguente modifica del regolamento di polizia urbana vigente. Immaginando che si tratti di una previsione sfuggita alle più recenti revisioni del regolamento in oggetto, confidiamo su tale adeguamento con cui si darebbe risposta alle oggettive criticità che tale normativa determina per gli esercenti sia sul piano dei costi che, più in generale, della relazione con i passanti».

I gestori degli esercizi pubblici adesso sono decisi a battagliare: «Per senso civico li facciamo usare anche ai non clienti – spiega Gianluca Esposito titolare dell’Osteria Città Vecchia -. Ma ha un costo per noi gestori e così non si può andare avanti. Quando si usano i bagni di un bar o di un ristorante – prosegue Esposito – c’è un consumo d’acqua eccessivamente elevato, i bagni spesso vengono danneggiati o lasciati in condizioni indecorose, una vera e propria perdita economica per chi lavora onestamente, ma anche disservizi per i clienti, quelli paganti. Chiediamo con forza al Comune e al sindaco: riaprite subito i bagni pubblici esistenti e installate nuovi servizi igienici nei punti strategici del centro. Esistono soluzioni economiche e rapide, come il noleggio di bagni chimici, magari monitorati da telecamere».

A fargli eco c’è anche Stefano Amici, responsabile di Pazzaglia: «Certo non neghiamo la possibilità di usare i nostri bagni anche a chi non consuma, specialmente se ci sono situazioni di emergenza, però non ci sembra corretto nei confronti di chi come noi lavora e sopporta dei costi, che dire della bolletta dell’acqua? Ogni volta che si va in bagno è un costo e poi la carta igienica che spesso troviamo finita dopo pochi minuti dalla ricarica. Spesso accade anche che, quando ci sono eventi con street food in piazza della Repubblica e zone limitrofe, c’è chi mangia in giro e poi viene a utilizzare i nostri bagni senza neppure prendere un caffè o acquistare un pacchetto di caramelle». Intanto in molti bar e ristoranti della città sulla porta del bagno è stato appeso un cartello: «Il bagno è solo ad uso dei clienti».






