La votazione per appello nominale, ovvero l’articolo 31 del nuovo regolamento del consiglio comunale di Terni. Questo l’oggetto di scontro lunedì mattina in consiglio comunale a Terni, con l’opposizione di centrodestra e Gruppo Misto che ha ottenuto due voti palesi su altrettanti atti riguardanti le frazioni territoriali.

La bagarre si è accesa quando Guido Verdecchia (ex capogruppo AP e da poco iscritto a Forza Italia, in consiglio è nel Misto) ha esposto due atti di indirizzi sull’attivazione di un piano strategico e di iniziative urgenti per Collescipoli e, subito dopo, quello per un piano straordinario di salvaguardia per tutte le frazioni di Terni contro l’abbandono istituzionale. Verdecchia, appoggiandosi sul nuovo regolamento approvato 40 giorni fa dall’assise, è riuscito ad ottenere il voto per appello nominale (basta la richiesta di tre consiglieri. Detto, fatto. E qui è scatenato lo scontro politico.

Alla fine i due atti sono stati respinti rispettivamente con 17 contrari, 11 favorevoli ed 1 astenuto e 17 contrari, 9 favorevoli e 2 astenuti. Sia lato centrodestra (FdI) che centrosinistra (Pd) è stato ricordato che non si è fatto altro che applicare il regolamento comunale (Roberto Pastura e Leonardo Patalocco), mentre dall’altro si sono scatenati Raffaello Federighi e Claudio Batini parlando di «strumentalizzazione dei lavori del consiglio, se è per controllare il numero legale ci sono altri modi». Di mezzo ci si è messo anche il sindaco Stefano Bandecchi.

Dopodiché lo scontro tra lo stesso Verdecchia e la presidente dell’assise Sara Francescangeli. Motivo? La richiesta di spiegazioni del primo sulla richiesta della maggioranza di trattare subito tre punti dell’ordine del giorno, in origine inseriti nella parte finale. Ne è nato un alterco verbale e, alla fine, la Francescangeli ha interrotto anzitempo l’intervento di Verdecchia dopo alcuni richiami. Quest’ultimo ha reagito con un «si commenta da sola»: il risultato è stato l’allontanamento dall’aula.
Poi le dichiarazioni di entrambi attraverso una nota ad hoc: «Dal consigliere Guido Verdecchia – commenta la Francescangeli – oggi sono arrivate parole irriguardose nei confronti della presidenza del consiglio comunale. E non è neanche la prima volta. Il consigliere ha sostenuto che la sottoscritta conduce i lavori del consiglio comunale prendendo disposizioni dal sindaco. Verdecchia è stato invitato a tenere un comportamento più rispettoso della presidenza che rappresenta un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. A fronte di questo richiamo il consigliere comunale ha continuato ad avere un atteggiamento irrispettoso arrivando a dire “Lei si commenta da sola”. Una frase assolutamete sessista e autoritaria seguita da altre intemperanze. Al culmine delle quali ho invitato il consigliere a lasciare l’aula. Ricordo che il presidente del consiglio comunale ha delle prerogative sancite dalla legge e dal regolamento che non possono essere contestate ogni volta che vengono esercitate per disciplinare i lavori del consiglio. Tra i miei doveri anche quello di limitare interventi ultronei e superflui. Prendo atto con diaspacere – conclude – che le opposizioni hanno riservato a questo episodio un silenzio eloquente».
Poi la risposta di Verdecchia: «Sento il dovere di ristabilire con estrema fermezza la verità dei fatti, agendo non solo per tutelare la mia onorabilità, ma anche per denunciare un uso distorto e strumentale delle istituzioni. Quanto accaduto oggi in aula rappresenta un pericoloso precedente di manipolazione della realtà: l’espressione da me pronunciata, ‘si commenta da solo’, è stata infatti artatamente decontestualizzata per costruire un’accusa di sessismo totalmente infondata e priva di qualsiasi riscontro logico. Tale frase era unicamente e inequivocabilmente rivolta all’atto d’imperio con cui la presidente ha deciso, in modo del tutto arbitrario e senza che vi fosse stata alcuna violazione del regolamento da parte mia, di togliermi la parola durante l’esposizione. Trasformare una legittima protesta contro un atto di censura in un attacco discriminatorio è un’operazione di un’arroganza inaudita, un maldestro tentativo di vittimismo politico che mira esclusivamente a distogliere l’attenzione pubblica da una gestione autoritaria e parziale dei lavori consiliari. La gravità di questa condotta emerge in modo ancora più stridente se analizzata alla luce del ‘doppio standard’ applicato durante la medesima seduta. È infatti intollerabile che, mentre si tenta di criminalizzare una critica procedurale, si resti in un silenzio complice e passivo di fronte alle parole del Sindaco, il quale ha impunemente affermato che a Terni vi siano “più drogati che persone normali”. Di fronte a un’offesa così volgare e degradante verso l’intera cittadinanza, la Presidenza non ha mosso alcun rilievo, non ha applicato alcun richiamo regolamentare né ha ritenuto di dover intervenire a tutela della dignità della città. Questa disparità di trattamento dimostra che non siamo di fronte – conclude – a una difesa dei valori o del rispetto, ma a un uso discrezionale del ruolo di garanzia per colpire le voci di opposizione e proteggere l’esecutivo. Non accetto che la mia figura venga infangata da narrazioni artefatte e diffamatorie; continuerò a difendere il mio mandato e il diritto dei cittadini a un confronto onesto, lontano da queste strumentalizzazioni che offendono l’intelligenza degli elettori e la sacralità delle istituzioni».






